IL PANOPTICON: MODELLI NELLA STORIA

 

L’ispezione oggi è fatta anche dalle aziende private, le quali possiedono accesso alle macchine elettroniche curate dallo stato o dai servizi dell’ordine. Negli Stati Uniti e nel Canada è un problema non irrisorio che viola ogni sorta di privacy del cittadino mettendo in discussione la distinzione fra il pubblico e il privato

D. Layon

Il contributo fornito da M. Foucault verso la teoria della sorveglianza è centralizzato nelle pratiche irrazionali per il mantenimento dell’ordine sociale, che risparmiando i tradizionali metodi brutali, intensifica i suoi controlli attraverso un irrigidimento della disciplina sociale presente soprattutto sia nell’addestramento militare, ma non solo. Il potere non è analizzato come interno allo stato , ossia letto come fulcro centrale della sovranità. Le ragioni della forza, mediante i loro interessi e rapporti sono le produttrici maggiori.

Egli fa del progetto del penitenziario di Jeremy Bentham, il Panopticon, il modello odierno della sorveglianza sociale.

Dal momento in cui Pier della Francesca, durante il Rinascimento, teorizzò la prospettiva nella pittura, un agghiacciante delirio d’onnipotenza s’impadronì del pensiero occidentale. Il panopticon è un modello che permette di vedere tutto. Un’utopia che anticipa Orwell e il modello del Grande Fratello , ma anche il voyeurismo odierno.

Tratto dal greco e coniato da Bentham nel 1786, lo scrittore un opuscolo dal titolo “Panopticon o casa d’ispezione”. Ci vollero cinque anni affinché l’opuscolo fu stampato a Dublino.

IL PANOPTICON

 

Questa idea di prigione era uno spazio povero, attraversato dalla luce dell’occhio di un ispettore invisibile; inoltre era un progetto di laboriosa manifattura perché ad ogni prigioniero sarebbe stata concessa un’attività produttiva. Il controllo era mantenuto grazie alle sensazione costante del prigioniero di essere scrutato da occhi invisibili, e ad un ingegnoso sistema d’illuminazione filtrato dietro persiane di legno. Il progetto di questa nuova struttura penitenziaria, rappresentava la parodia laica dell’onniscienza divina, e per di più l’osservatore era invisibile come Dio.

 

Il progetto fu scritto nel periodo dell’illuminismo ed incarnò pienamente lo stile architettonico e la pittura rinascimentale.

L’incertezza era l’arma di subordinazione pagata dal condannato insieme ad un senso di solitudine crescente nel tempo dentro l’utopia di libertà. Era estesa in vero e proprio modello di segregazione.

Tuttavia, attraverso mille nuove metamorfosi, serpeggia nella società contemporanea, incarnandosi in una rete leggera e oscillante di complicati e graduati meccanismi che ci mettono ogni giorno di fronte a telecamere visibili e non, grazie alle quali siamo costantemente monitorati, visti; ma anche coscienti che dietro e di fronte a noi c’è una mezzo che registra i nostri movimenti.

Un dettaglio nel progetto di Bentham spicca e rimane facilmente in mente: la torre centrale, dove vive buona parte della sua giornata l’ispettore.

Essa rimane addirittura aperta ai visitatori, e per visitatori s’intendono non solamente parenti stretti. E’ luogo pubblico, attraverso cui le persone potrebbero trovarsi come dentro ad una grande sala di regia, per controllare e diventare parte attiva di uno spettacolo in diretta.

Si crea un insieme di sguardi rafforzati tra i quali si alimenta quello dell’ispettore, ora figura ancor più carismatica.

Per il progetto di Bentham questi vouyeurs rappresentano una nuova avanguardia delle folle, l’anello che congiunge la guardia carceraria e l’ispettore, la giustificazione necessaria del potere. Ma anche, e direi soprattutto, l’idea perversa dello scrittore.

Scrive in merito Foucault:

 

La folla nella società moderna è un insieme di individualità separate e Bentham ha reso la visibilità una trappola.

Il progetto, dunque, rappresenta la rete disciplinare della società, visibile non solamente nella struttura carceraria, ma anche nella grande azienda capitalistica, nell’organizzazione militare e in categorie sociali meno di facciata.

Esso introduce una sorveglianza effettiva, una macchina per sostenere e creare un potere indipendente da colui che lo esercita.

La domanda immediata è se la sorveglianza sia una formulazione o una conseguenza sedotta dal panotticismo. Certamente la visibilità del soggetto, la ricerca fattuale e quest’estensione voyeuristica, sono aspetti di rilievo che rimandano la loro formulazione ad un modello di potere, ma anche ad un controllo di consumo.

Negli Stati Uniti, Kevin Robins e Frank Webster , ritengono comunemente che “la pubblicità mirata del teleshopping, insieme alla sorveglianza elettronica di ricerca sul mercato si combinino per fondere un consumo più reticolato ed efficiente”.

L’intero processo dell’utilizzo dell’informazione transazione che tenta di influenzare il consumatore è denominato menagement sociale. Robins e Webster asseriscono in primo luogo che sulla base della rivoluzione dell’informazione, la totalità del sociale e non solamente la prigione o la fabbrica, comincia a funzionare come un grande panopticon, nel quel la macchina gerarchica e sociale, basata sulla rappresentazione d’alta tecnologia, soprassiede sul presente-

In questa grande metafora, “società della sorveglianza/panopticon”, un quadro maggiormente ricco è fornito da Mark Poster, il quale asserisce che la città cablata rende i fruitori fruibili e gli osservatori non controllabili. Questi ultimi mirano alla specializzazione di un consumo “scientifico, profilato, costruito, a soprattutto controllato”. Si crea per Poster, un Superpanopticon, visto che il panotticismo cresce di pari passo al consumo.

Uno studio di rilevante importanza sul legame esistente tra l’economia politica e l’informatizzazione particolare lo fornisce la ricerca di O. Gandy, in The panoptic sort: egli intravede nella sorveglianza sul consumatore un’operazione svolta su principi di completo monitoraggio, poiché i dati personali sono fritto di una classificazione della popolazione secondo vere e proprie tipologie di consumo.

La tecnologia discriminatoria, scrive Gandy, scarta, nello stesso modo in cui screma i target di consumo e di fascia elevata.

Il Panopticon fu inventato per una società industriale con fini capitalistici, nell’età dei lumi, ovvero nel fermento della ragione e della più autonoma concezione laica.

Per Poster la partecipazione della popolazione è una vera e propria costruzione come soggetto normalizzante del Superpanopticon.

L’analisi è svolta grazie ad uno studio partecipativo molto intenso dove il modo di fare informazione designa le relazioni sociali, mediante sistemi modelli di comunicazione elettronica oramai diventati linguistici.

L’individuo diventa così un codice, come la merce è “monitorato” dall’invasione continua dei mezzi elettronici che lo spingono incessantemente al consumo a sua volta organizzato dalla sorveglianza elettronica.

L’individuo che non consuma l’offerta della fabbrica del desiderio entra a far parte di una zona marginale, incapace di non saper lubrificare gli ingranaggi della macchina-consumo perchè può solo di sé.

L’ordine sociale quindi opera per la “formula morbida”del controllo, per la stimolazione preliminare e la canalizzazione del consumo, dove i mezzi informatici, puntellano continuamente la situazione vigilando.

Alessandro Dionisi

Nel video seguente Giulia Buongiorno parla di privacy e leggi

Nei video seguenti riportiamo l’intervento di Marco Travaglio su privacy e politica

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