[A]live Poetry – VI Elisa Davoglio

Vodpod videos no longer available.

 

L’orlo di Galois, l’urlo di Corviale
 
In dialogo con la poetessa e scrittrice Elisa Davoglio
 
Perchè abbiamo scelto questo luogo per presentare e rappresentare il tuo ultimo lavoro in versi “L’orlo di Galois” e più in generale la tua poesia? Perchè proprio Corviale.
Corviale per me rappresenta un “luogo-non luogo”. E’ stato un luogo pensato, intensamente progettato e che poi ha proseguito invece per la sua strada in maniera autonoma; Corviale racconta la propria storia all’interno di una fortissima rigidità architettonica: era stato progettato per fini istituzionali con l’intenzione di costruire uffici ma poi è diventato qualcos’altro, terra di uomini e di occupanti che da una parte vive immerso in una bella collina sormontata da biblioteche di ultima generazione e da successivi interventi urbani, dall’altra continua a svilupparsi in maniera autonoma, nella sua rigidità e nelle sue ferite, in un continuum di gallerie e squarci che in me hanno provocato forti suggestioni. In realtà è un luogo di scoperta, un luogo che non finisce mai di raccontarsi come all’infinito proseguono i suoi corridoi e le sue intersezioni.
Una fine ed un inizio continui.
Esattamente, a quel punto i margini in qualche modo si incontrano, non si toccano mai veramente, ma un incontro c’è..
 

La rima con Gelmini

..mentre in televisione passa il Ballo delle Debuttanti, qualcuno tenta di riformare la nostra scuola elementare. Riportiamo di seguito un breve estratto dell’inchiesta “La Crisi” sulle conseguenze della nuova riforma voluta dal Ministro Gelmini. Le interviste sono state effettuate presso la scuola elementare romana presidiata Iqbal Masih.

Vodpod videos no longer available.

more about “La rima con Gelmini“, posted with vodpod

“Le poesie sono di chi se le beve” – Dome Bulfaro


di Fabio Orecchini

e meddleTv

[via Omero.it]

Dome Bulfaro ha interpretato la mia richiesta di luogo, di scelta di luogo della poesia come una vera e propria necessità del corpo, come un’urgenza del corpo nella parola.
Della parola-corpo. Necessità di interrogare la carne e i suoi sensi, l’esperienza che il corpo racchiude, sottende, l’esperienza delle ossa, sulla scia di un lungo cammino del pensiero
che dalla filosofia classica greca giunge a Bergson e che comprende Eliot come Heidegger.

Dome Bulfaro pratica una ferita, che immagino nel taglio di un bisturi, un fendente, “io non so nulla di poesia ascolto il polso con l’orecchio / e trascrivo sulla carta ciò
che ogni rivolo mi detta”
; si tratta di un dissezionamento consapevole, una riscoperta, una fessura da cui affiora un ricordo, comune a tutto il genere umano, un sentire
che il poeta chiama canto universale; Bernard Noel negli Estratti del corpo scriveva nel 1958 “mi ricordo / e qualcosa fa buio / per sviluppare quel momento
/ in cui il corpo trasudava pensiero / il pensiero traeva dalla sua forma il corpo”
.

Una ri-velazione. In un passo dell’intervista il poeta parla di segno, di trascrittura su di un corpo-carta, dal segno al suono: “..questo segno sulla pagina-corpo fa filtrare della luce, disegna
una composizione e questa composizione trova col tempo, attraverso il mestiere del poeta, un suo suono… fa sì che queste voci recuperate in un certo luogo del corpo risuonino tra loro e ritrovino un canto o generino un canto nuovo.”

E’ quindi il corpo la chiave che apre la stanza, ma è anche la stanza, il luogo oltre la porta. Perchè noi al corpo sempre torniamo, al nostro confine, al limite che è il nostro corpo:
è il cibo che ci nutre e l’acqua che ci disseta, la carne che tocchiamo, che amiamo e che annusiamo, il sangue, la ferita materna, il respiro-parola. Diviene nell’ottica del poeta
il punto da cui ripartire, custode immutato nei millenni della verità del linguaggio. Ed è uno scavare continuo, un’archeologia dell’essere, in cui il poeta mostra il suo desiderare, la sua carne di rivolta, dal rivolo fino a “..brevi ricordi / che non puoi dimenticare come quando nostra madre / ci insapona con le papere in una vasca di sangue / fraterno , o nel loro letto per contagiarci l’amore”.

Le poesie sono di chi se le beve, e allora cin cin Dome.

Vodpod videos no longer available.

Continua a leggere