Il panopticon: lo spettacolo integrato

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Lo spettacolo è il momento in cui la merce è pervenuta all’occupazione totale della vita sociale. Non solo il rapporto con la merce è visibile ma non si vede più che quello: il mondo che si vede è il suo mondo. La produzione economica e moderna, allarga la sua dittatura estensivamente e intensivamente. Nelle aree meno industrializzate, il suo regno è già presente con qualche merce pilota, e in quanto dominio imperialista esercitato dalle zone che sono in testa nello sviluppo della produttività . In queste zone avanzate, lo spazio sociale è invaso da una sovrapposizione continua di strati geologi di merci.

Guy Debord (La società dello spettacolo, 1967)

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Lo sviluppo dei mezzi tecnologici nella società moderna ha creato delle aree, come scrive Debord ne “La società dello spettacolo”, nelle quali la sorveglianza si divide per gli spazi da controllare, incentivando parallelamente il consumo.

Negli ultimi anni una paradossale quanto non immaginata importanza ha assunto la famigerata posta spazzatura (Junk mail)

La pubblicità, che con i suoi movimenti quantifica buona parte dell’economia dello stato ed è risorsa principale delle aziende, si trova a proprio agio nella logica spettacolare, dove formulando il suo messaggio incentiva il desiderio, dà origine alle aspettative, rimanda la contemplazione dell’individuo suo potenziale acquirente.

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La figura del management, icona dello stato azienda è la proiezione che Karl Marx ipotizzò nella distinzione netta che dalla rivoluzione industriale si è instaurata negli stati moderni. Il lavoratore intellettuale, separato da quello manuale, accresce la propria produttività e il controllo, mentre il secondo subordinato alla macchina in continua evoluzione, è esmplificabile nella catena di montaggio di Henry Ford o nella trasformazione scientifica del “taylorismo”.

Il XX secolo, ricordato per le scoperte tecnologiche e per l’incessante produzione delle macchine legate al loro consumo, porta con se anche il maniacale sviluppo del consumo del individuo. Il capitalismo operando la sua politica incentrata sul benessere collettivo (sigh..) e sul controllo verso i consumi, ha escluso “metodi coercitivi” che avrebbero negato l’identificazione e l’integrazione con il mercato, riducendoli ad importanza marginale.

La perfetta macchina del desiderio (l’economia-consumo), ha insito come dettame etico, premi e pene per i suoi fruitori: inferiorità data dal continuo mettersi a confronto e l’ostentato rapportarsi quantitativamente e non più qualitativamente. Ovvero: la qualità che conta è quella dello spettacolo della merce prima e sopra qualsiasi altro riferimento di valore.

L’individuo che non consuma l’offerta data dai mezzi di comunicazione, entra a far parte della zona marginale, quella che non lubrifica gli ingranaggi della macchina – consumo. L’ordine sociale opera per la formula morbida del controllo, per la stimolazione preliminare e la canalizzazione del consumo, dove i mezzi tecnologici puntellano la situazione vigilando. David Lyon, mette in risalto come

“l’ispezione oggi è fatta anche dalle aziende private, le quali hanno accesso alle macchine elettroniche dello stato e dei servizi dell’odine. Negli Stati Uniti e nel Canada è un problema non irrisorio che viola ogni sorta di privacy del cittadino mettendone in discussione la distinzione tra il pubblico e il privato”.

Negli Stati Uniti con l’avanzamento tecnologico dei mezzi dei comunicazione è accresciuto in parallelo l’accattivante consumismo. La metropoli annulla l’individuo e nel contempo lo moltiplica. La sorveglianza per Vincent Mosco si estende sempre più grazie ai mezzi informatici e alle transizioni commerciali, ma in primo luogo riesce ad inserirsi pericolosamente nella privacy

la società capitalistica che vede e sorveglia, agisce secondo un processo accrescitivo, dove potenti sistemi elettronici controllano le mansioni per orientare, gestire delle persone… costruiscono processi di sorveglianza, marketing e controllo, vincolati, da limitazioni che si stanno sempre più affievolendo.

L’atomizzazione degli individui e l’erosione della comunità sociale, diventano presupposti di movimenti operati, secondo Mosco, secondo una visione foucoltiana.

Alessandro Dionisi

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