Il posto delle fragole- Le due inglesi (1971)


a cura di Alessandro Dionisi

Questa notte ho rivissuto la nostra storia. Un giorno ne farò un libro. Muriel pensava che il racconto delle nostre traversie avrebbe potuto servire a qualcuno.

Il film, tratto dal romanzo “Le due inglesi e il continente” di Henri Rochè, è un diario vero e proprio di ricordi cosi forti, reali e non simbolici nel quale Truffaut volle recitare la voce off, ripetendo l’esperienza del dottor Itard ne “Il ragazzo selvaggio”. I personaggi parlano la lingua di Rochè, fatta di frasi corte, essenziali, pronte a fornire informazioni immediate e senza ricorrere a simboli, figure complicate e metafore. L’ambiente iniziale è quello parigino dove Claude (Jean-Pierre Lèaud)fa conoscenza di Anne Brown, una giovane gallese figlia di un’amica della madre. L’amicizia è immediata, colorata da rumore interiore che mostra subito la differenza di due classi borghesi, inglese e francese, difese ambedue. Difatti Anne parla degli inglesi come “persone meno vive ma più logiche ed estrose allo stesso tempo e di come i francesi siano maggiormente bugiardi, ma basta prevenirli per mantenere le cose a posto”.

Il giovanotto sarà suo ospite ed avrà modo di conoscere la sorella di Anne, Muriel, dipinta con calore e buoni aggettivi. Le madri dei ragazzi sono entrambe vedove ed hanno fortemente condizionato la crescita dei figli: quella di Claude è una donna possessiva, castatrice, ansiosa per il proprio figlio in tema sentimentale e dubbiosa che possa avere una relazione seria con una donna, mentre la madre di Muriel ed Anne è più affettuosa ma al contempo predilige una ferrea educazione morale, puritana, tale da far crescere negli anni le figlie in un continuo scorrere di veti ed inibizioni, tutti raccolti in un groviglio psicologico da cui è difficile trarne una facile libertà di pensiero e di fantasie. Claude diviene l’apertura mentale che si somma alla curiosità del ragazzo in toto, ma nel contempo accentua consciamente la libertà di esporre le loro fantasie. Difatti Claude parla liberamente di argomenti forti come il suicidio e di bordelli, accarezza il viso di Muriel per la prima volta dicendole: “Tu sei qualcosa che viene dalla terra e che è bello toccare” (quest’ultima in una semplice ma straordinaria inquadratura, suggestionata dall’eccellente fotografia), scatenando al loro moralismo frenante, curiose domande.

Muriel ha i capelli rossi e gli occhi coperti da una benda che certe volte scosta con un dito. Ha una voce piatta, un po’ velata, quasi rauca che si intona perfettamente a un viso singolare ma certo attraente. Le mani sono bianche, fanno dolcezza a guardarle.

Cosi ci viene presentata dalla voce off di Françoise Truffaut. Claude mira le sue attenzioni verso la giovane, la quale ritiene superficiale raccontare qualsiasi avvenimento alla madre. Vive con dei propositi morbosamente religiosi in una sorta di confessionale aperto a se stessa. I suoi intenti sono di provare più affetto per la madre, essere meno gelosa della sorella, non fargli credere di essere migliore di quella che è effettivamente, ed infine affaticare gli occhi. I tre finiscono per diventare inseparabili. Claude comincia a conoscere la vera Muriel: non la gloriosa ragazza dipinta dalla sorella, ma una giovane convalescente e fragile. Ed ogni giorno il desiderio, anch’esso castrato, è quello di scrivere romanzi, rendendo fluida l’osservazione e l’attenzione. Anne vuole offrire ed avvicinargli Muriel. È molto modesta e si ritiene inferiore a lei. Non è che Muriel sia più bella, ma diversa. Camminando è sempre lei a precedere con la sua andatura anglo-montanara, muovendo i suoi fianchi sensuali che in altri potrebbero apparire provocanti ma non nella sua purezza.

In una giornata di pioggia i tre con la signora Brown si ritrovano a ripararsi in un piccolo angolo della città e li cominciano il gioco della spremuta di limone, ovvero uno strofinarsi di spalle affinché si tolga un po’ di umidità causata dall’acqua. In un secondo momento Claude sostituisce la signora Brown ed allora eccolo provare ebbrezza, desiderarle fisicamente, visto che per la prima volta, oscillando tra le due, ha il primo contatto fisico se pur sotto lo sguardo fermo e morale della madre. Ma le due sorelle si ostinano a definire il francese un loro fratello. Ne le due inglesi in profondità si combinano la tragedia biblica (il peccato originale), la tragedia greca (un figlio “divorato dalla madre”) e la tragedia borghese (il condizionamento delle convenzioni sociali) e si celebra da qui in poi, dopo il primo contatto fisico, un vero funerale: quello di corpi sofferenti e disfatti.

L’equilibrio delle due ragazze pure è scardinato:Claude dichiara il suo amore a Muriel, che a sua volta non riesce emotivamente ad esprimersi e si rinchiude nella sua stanza per due giorni. A Claude viene detto che non si sente bene, ma il giovane non crede alla storia della malattia. Si chiede se Muriel ha dei rimproveri da farsi ed anche la sua concentrazione non mantiene fermezza. La signora Brown a questo punto interviene, usando la strategia, cercando di aprire una breccia dove Claude possa precipitare. Gli parla affermando che le figlie hanno idee evolute che non condivide e si sono sviluppate da quando o conoscono. Avverte, quindi, un sintomatico cambiamento pronto ad intervenire: il vizio che faccia padrone alla virtù ed alla beata ignoranza. Nello stesso momento gioca la carta dell’inganno, sollecitando il trasferimento di Claude dal signor Flirt, affinché la ragazza rifletta, perché: “ Credo che tra Muriel e Claude esiste un sentimento del quale nessuno dei due si rende conto”. Anche la madre del ragazzo si muove con una fermezza impressionante, poiché non avendo conosciuto l’amore in senso fisico, gli scaglia la sua repressione sotto forma di possesso.

E così Flirt si ritrova in un arbitrato dove si discute di un eventuale matrimonio. Se la signora Brown vuole che si prenda una decisione a tempo breve in un senso o nell’altro, quella di Claude pensa che ragioni di salute rendano il matrimonio impossibile. Alla fine si sentenzia che ci sia una separazione durante la quale dovranno curarsi coscienziosamente. Da qui nasce un carteggio nel quale i due mirano ad un autolesionistico convincimento dell’impossibilità che il matrimonio avvenga: se Claude mostra d’improvviso un certo cinismo di fondo –

Cara Muriel, il mio lavoro mi obbliga a vivere solo. Non posso tornare in Inghilterra per il momento, Andrò in Europa per studiare certi pittori sui quali voglio scrivere dei saggi. Mi è impossibile avere una moglie e dei figli. Questo ti potrà aiutare. Conosco molte donne ma so che non mi sposerò mai. Credo che potrò vivere senza le mie sorelle. Ma questo non vuol dire che le dimenticherò: di tanto in tanto ci scriveremo, ma se tu desideri una vita tranquilla dobbiamo dirci addio- Muriel dapprima perdona i suoi egoistici comportamenti sentendosi la prescelta, poi lavora con se stessa giungendo alla conclusione che non è l’amore che può interferire negativamente, ma l’incertezza dell’amore e la vita è fatta di frammenti che non riescono a congiungersi.

Claude non è diventato il romanziere che sua madre si augurava, ma continuava a scrivere articoli di critica d’arte. Moltiplica nel frattempo le sue conquiste femminili sotto il consenso della madre che le preferiva ad un vero e proprio amore capace di sottrarlo alle sue attenzioni.

Muriel ha il cuore spezzato, ma nel frattempo Anne prende in affitto uno studio e Parigi ed inizia una relazione con Claude, oramai distante dall’amore platonico precedente. È cambiato, filtrato dalla nuova relazione con la vita e con gli eventi. Spesso va a trovare la sorella nel suo atelier. La trova attraente e nessuna barriera ostacola i suoi pensieri. Decidono di trascorrere del tempo insieme in un isola a ridosso di un lago svizzero, stabilendo un programma che può fissarsi in una frase: lasciamoci vivere.

I due fanno l’amore: Anne perde la sua verginità. Al terzo giorno riesce a denudarsi davanti gli occhi di Claude e alla fine della loro fuga confida a Claude: “Tu mi hai aiutata a guardare la vita in un modo diverso. D’ora in poi potrò anche cercare di conoscere tutto da sola. Ma per l’amore non avrò che te..”.

Claude e Anne si sentono liberi ed innamorati come colpiti d’incanto. Anne nel tempo cambia. Una giovane donna che sa servirsi da sola del proprio corpo e di meravigliarsi di esserlo. Claude le da sicurezza tale da farla sentire forte quando esce dalle sue braccia. I due sono due amanti regolarmente informati delle relazioni di ognuno senza entrare nel dettaglio.

Nel frattempo Muriel scrive la sua lettera a Claude, trascrive una parte del suo diario, una confessione:

“Non devi credere alla mia purezza ed in proposito ho qualcosa di abominevole da confessarti. Ho scoperto leggendo un libro di avere quelle che chiamano cattive abitudini. Non sono integerrima”. Confessa che ad otto anni ha scoperto il corpo di Clarissa ed il suo per gioco, toccandosi, sfiorando la pelle della ragazza più brava, la meglio educata della classe, un angelo che conosce la malizia ammaliata.

Inoltre svela il perpetuante onanismo che la persegue. Claude, leggendo la “scabrosa” lettera, ne rimuove il valore privato considerandolo solo in termini letterari. Il romanzo che s’appresta a scrivere parla di vite non vissute. Il suo titolo è Jerôme e Julien storia, inoltre, vissuta attraverso le emozioni di una donna che per una vita ama due uomini contemporaneamente, insomma, la storia trasposta per le due sorelle. In questa fase muore sua madre, la più intransigente delle sue donne: ora si sente più libero.

Ma il raggiungimento della sua massima libertà coincide con quello di Anne che in quei giorni conosce Diurka, un uomo che coltiva i suoi stessi interessi e con cui porterà avanti una relazione.

Dopo quattro anni Claude rincontra Muriel a Parigi la quale ha accompagnato sua sorella. Incontrandosi Claude è turbato. La ragazza confida che ha passato tre mesi al buio soffrendo, ma lui si sente insicuro, incerto. Anne confida la verità alla sorella una volta tornate. Muriel impazzisce dal dolore e solo dopo scrive una lettera al suo amato ragazzo: vuole partire con lui. Anne cerca di convincerlo, cerca in tutti i modi di offrirgli la giovane come neve bianca. Passano gli anni. Il romanzo di Claude è nelle librerie e in un’occasione conosce meglio Diurka che le parla di Anne. Claude lo accompagna nella splendida casa in Galles: la ragazza è malata di tisi e pochi giorno dopo muore:

“Forse per un atto di eroismo, non ha voluto per niente al mondo curarsi. Le sue ultime parole sono state: ho la bocca piena di terra e Muriel è come una vecchia donna che ha visto morire un sacco di donne e non ha più la forza di piangere”.

Muriel andrà ad insegnare in una scuola di Bruxelles e li a Calais incontra per l’ultima volta Claude. Dopo sette anni non si sottrae al suo amore fisico, o come riconosce Truffuat al fisico amore. La giovane non gli oppone nessuna resistenza. Alla fine andrà via da Claude che vuole seguirla, dicendole che aspetta ora un figlio da lui. Ma lo lascia con queste parole:

“ Ho voluto sottrarre una parte della nostra vita. Sono felice che tu mi abbia preso vergine, perché eri tu, perché tu lo volevi. Devi sapermi ascoltare come anni fa quando che l’amore nasce dentro. Oggi voglio dirti che morirà, perché io possa vivere. La nostra è un fallimento, non una vergogna. Noi non siamo della stessa tribù: io sono una puritana e tu hai una certa follia.. Bisogna amare un uomo così com’è, senza volerlo influenzare, perché riuscendo a cambiarlo non sarebbe più lo stesso..”

Muriel aspetta un bambino lontano da Claude, lontana da Parigi. Le scrive calcando la penna, ma oggi è una donna matura.

Le due inglesi (les Deux Anglaises et le Continent, 1971)

Regia: Françoise Truffaut

Sceneggiatura: Françoise Truffaut e Jean-Loup Dabaudie

Fotografia: Nestor Almendros

Montaggio: Yann Dedet e Martine Barraquè

Interpreti: Jean-Pierre Leaud; Kika Markham, Stacey Tendeter, Sylvia Marriot, Marie Mansart, Philippe Lèotad

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2 Risposte

  1. Non conosco molto Truffaut, ma immagino che questo film sia straordinario. Come la nouvelle vague. Complimenti..
    Federica

  2. Complimenti! Bellissima analisi del film! Credo sia uno dei più belli di Truffaut, peccato sia poco noto. Ciao!

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