Corsivi sul cinema: la Nouvelle Vague (sec.parte)

Intervista a Francoise Truffaut, a cura di Anne Gillain (Tutte le interviste a F.Truffaut, sul cinema, Gremese editore)

Come si può collocare il movimento dei cineasti nella storia del cinema?

Si può dire che il cinema ha conosciuto tre stadi. Prima c’è stato il muto, in cui il cinema era una performance fisica, L’epoca di Griffith e John Ford. Fare un film allora era come combattere un incontro di cach: il regista doveva avere sulle spalle il peso di un film  e di un materiale  considerevole.  Per esempio, doveva  far muovere  un migliaio  di persone . Il  Deglane dell’epoca , cioè il lottatore  puro , era Griffith, il boia, il Bèthum era Cecil B. De Mille. Con il sonoro il cinema si è intellettualizzato, è diventato un sottoprodotto del romanzo e sopratutto del teatro, e si è affidato ai semintellettuali. Quest’epoca è stata illustrata nel peggiore dei modi dal duo Feyder-Spaak e nel migliore dei modi da Prèvert e Carnè.

Si arriva così al terzo stadio, quello degli intellettuali: un periodo in cui non entra più in gioco la performance fisica, dove tutti i problemi sono presi in mano da un’équipe numerosa  e ben rodata.  Oggi il cinema  è nelle mani degli intelluali , cioè di persone che in altre circostanze avrebbero potuto scrivere un romanzo o una commedia e una dozzina  di anni fa avrebbero  preferito, per paura  della  tecnica , scrivere un romanzo o una commedia. Siamo nell’era del cinema d’autore. Certo un cinema intellettuale corre il rischio di diventare freddo e astratto, ma c’è anche la possibilità che divenga più intelligente, forte e sincero di quello dei periodi precedenti. Continua a leggere

Corsivi sul cinema: la Nouvelle Vague, intervista a F. Truffatut (prima parte)

1960 La NOUVELLE VAGUE Françoise Truffaut (1932-1984)

A cura di Anne Gillain, Tutte Le Interviste di Françoise Truffaut, Gremese, 1988.

Credo che la Nouvelle Vague sia stata una realtà anticipata. Si è trattato di un’invenzione dei giornalisti poi una cosa effettiva. Comunque, se questo slogan giornalistico non fosse stato inventato in occasione del Festival di Cannes, questo appellativo, o un altro, sarebbe stato creato per forza di cose non appena ci fosse resi conto della grande quantità di opere prime.

Inizialmente la Nouvelle Vague designava un’inchiesta, si guadagnò una vasta pubblicità e qualche settimana dopo uscì con un titolo in prima pagina: «L’Express», che aveva pubblicato i risultati dell’inchiesta, si guadagnò una valida pubblicità e qualche settimana dopo uscì con un titolo in prima pagina «L’Express, il giornale della Nouvelle Vague». Poi, sull’onda degli avvenimenti che hanno fatto del Festival di Cannes una rassegna di film “giovani”- non solo francesi ma anche stranieri- i giornalisti cinematografici si sono serviti di questa espressione per indicare un gruppo di giovani cineasti che non venivano necessariamente dalla critica, perché vi erano inclusi anche Alains Resnais e Marcel Camus. È così che è stato coniato questo termine che, a mio avviso, non corrispondeva alla realtà, tanto è vero che all’estero si credeva ci fosse un’associazione di giovani cineasti francesi che si riunivano a date stabilite e avevano un programma e un’estetica comuni. Ma non era vero un niente. Si trattava solo di una somiglianza puramente esteriore. Continua a leggere

Il posto delle fragole- Le due inglesi (1971)


a cura di Alessandro Dionisi

Questa notte ho rivissuto la nostra storia. Un giorno ne farò un libro. Muriel pensava che il racconto delle nostre traversie avrebbe potuto servire a qualcuno.

Il film, tratto dal romanzo “Le due inglesi e il continente” di Henri Rochè, è un diario vero e proprio di ricordi cosi forti, reali e non simbolici nel quale Truffaut volle recitare la voce off, ripetendo l’esperienza del dottor Itard ne “Il ragazzo selvaggio”. I personaggi parlano la lingua di Rochè, fatta di frasi corte, essenziali, pronte a fornire informazioni immediate e senza ricorrere a simboli, figure complicate e metafore. L’ambiente iniziale è quello parigino dove Claude (Jean-Pierre Lèaud)fa conoscenza di Anne Brown, una giovane gallese figlia di un’amica della madre. L’amicizia è immediata, colorata da rumore interiore che mostra subito la differenza di due classi borghesi, inglese e francese, difese ambedue. Difatti Anne parla degli inglesi come “persone meno vive ma più logiche ed estrose allo stesso tempo e di come i francesi siano maggiormente bugiardi, ma basta prevenirli per mantenere le cose a posto”. Continua a leggere