tAmTaM – Puntata 11

SOMMARIO PUNTATA N° 11

_ OneplusOne, il cinema e la musica; Lupo Solitario e Bob Dylan. MeddleTv fotografa una realtà fatta di codici e messaggi subliminali.

_ Intervista a Falco Accame ex presidente della Commissione Difesa.

_ Terza puntata di [A]live Poetry con l’Ensemble Duale.

_ A Bi Ci : presentazione del documentario omonimo in uscita il 28 maggio.

Vodpod videos no longer available.

Annunci

Il panopticon: lo spettacolo integrato

gossip-2.jpggossip.jpggrande-fratello-1.jpgspogliarelli.jpgspogliarelli-2.jpg

Lo spettacolo è il momento in cui la merce è pervenuta all’occupazione totale della vita sociale. Non solo il rapporto con la merce è visibile ma non si vede più che quello: il mondo che si vede è il suo mondo. La produzione economica e moderna, allarga la sua dittatura estensivamente e intensivamente. Nelle aree meno industrializzate, il suo regno è già presente con qualche merce pilota, e in quanto dominio imperialista esercitato dalle zone che sono in testa nello sviluppo della produttività . In queste zone avanzate, lo spazio sociale è invaso da una sovrapposizione continua di strati geologi di merci.

Guy Debord (La società dello spettacolo, 1967)

studi-televisivi.jpgcontrollo-5.jpgcontrollo-6.jpgcontrollo-8.jpg

Lo sviluppo dei mezzi tecnologici nella società moderna ha creato delle aree, come scrive Debord ne “La società dello spettacolo”, nelle quali la sorveglianza si divide per gli spazi da controllare, incentivando parallelamente il consumo.

Negli ultimi anni una paradossale quanto non immaginata importanza ha assunto la famigerata posta spazzatura (Junk mail)

La pubblicità, che con i suoi movimenti quantifica buona parte dell’economia dello stato ed è risorsa principale delle aziende, si trova a proprio agio nella logica spettacolare, dove formulando il suo messaggio incentiva il desiderio, dà origine alle aspettative, rimanda la contemplazione dell’individuo suo potenziale acquirente.

Continua a leggere

FRAMES NEL CONTROLLO SOCIALE – a cura di Alessandro Dionisi

netart_lauracolini01.jpgI corpi su un palcoscenico televisivo assomigliano a delle effigi, a dei simulacri sociali o a segnalazioni intercambiabili, utopiche, senza fuoco nè luogo. Sono corpi senza carne, senza linee di attrazione nè moti amorosi. L’occhio quì non penetra lo spazio, scivola su delle superfici astratte, da un volume all’altro, in un rapporto non più fisico ma puramente ottico o geometrico. Diciamo politico.

Régis Debray, Vita e morte dell’immagine.

 

La sorveglianza produce la città, nello stesso modo in cui la città genera la sorveglianza.

David Lyon

Le terre sconfinate bisognava riempirle di consumatori, ma la distanza infinita delle vallate lasciò irrisolto il problema fino a quando la ferrovia li colmò. Come un treno che correva lungo i binari con le sue fumate nere, Internet riduce gli spazi e il tempo, trasportando i consumatori. Ma come nel Far West bisognava rendere la globalizzazione reale nella testa delle persone, prima ancora di renderla vera nella realtà. Essa può diventare reale a condizione che tutti credano che esista. Per mettere in movimento il denaro bisognava che si muovessero i soldi di tutti; riuscire a fare quel salto nell’immaginario il cui titolo è : “Globalizzare il nostro Far West”..

Alessandro Baricco, Next.

IL PANOPTICON: MODELLI NELLA STORIA. La merce informatizzata

panopticon1.jpg

Nella società della sorveglianza e dello spettacolo, la merce, ha perso definitivamente il suo spessore, distanziandosi maggiormente dallo sguardo che diventa sempre più alienato. Essa si è trasformatica in merce informatica ed è entrata nella logica della frammentarietà e del flusso veloce dei mezzi di comunicazione, ma anche nell’autonomia e nello spettacolo, perdendo così il peso quantitativo diventato astratto e velleitario.

Max Weber, sostenne che “la razionalità illuministica fu il trionfo di una razionalità finalizzata-strumentale, la cui affermazione non portava con se la realizzazione concreta della libertà universale, quanto alla creazione di una gabbia d’acciaio di razionalità burocratica che, invece di liberare, costringeva, gli uomini alla schiavitù”.

Weber ha sostenuto che al centro della modernità vi era una concezione del sapere tecnico-strumentale, finalizzato al raggiungimento di uno scopo: ciò che era importante in un mondo ritenuto calcolabile e controllabile, era più “il modo, il mezzo, il come”, per raggiungere un certo scopo, più che lo scopo stesso. Alla fine, sostiene Weber, lo scopo veniva a coincidere con il potenziamento della stessa strumentazione, della sua stessa efficacia, ossia, nel tentativo di rendere sempre più potenti i mezzi per ottenere qualche cosa, lo scopo originario era lasciato allo sfondo e sostituito dall’autonomia degli strumenti.

La razionalità del progetto si è dimenticata degli obiettivi che si era posta- il progresso per tutti, l’emancipazione-, e concide solo con il voler fare accumulare a dispetto di queste finalità.

L’illuminismo nel XVIII secolo, aveva come fine la conoscenza e la trasformazione della realtà, attraverso la costruzione di una società obiettiva, di una morale e di un diritto universali e autonomi, in vista dell’emacipazione umana.

La ragione divenne il metro della tensione progettuale, l’organo della verità, il “lume rischiaratore delle tenebre”. La ragione aveva così una doppia funzione sia critica che normativa: nel primo caso, perchè è di fronte al tribunale della ragione che si deve presentare tradizioni, dogmi, affinchè sia esaminata la legittimà e l’utilità.

Normativa, perchè, è la ragione che deve definire i criteri e le norme in base alle quali indirizzare la verità dell’uomo, diminuire le sofferenze per raggiungere la maggiore felicità. Priorità illuministica era la lotta contro il pregiudizio, il fanatismo, ovvero tutte quelle forze che hanno impedito il libero uso del potere. Bersaglio, sono state anche la tradizione e i dogmi religiosi.

L’età dei lumi si presentò agli occhi della storia come movimento laico, antimetafisico e antisistemico, contrapponendo all’ideale deduttivo della scienza cartesiana, un sapere unitario, capace di osservare con padronanza visiva ed intellettuale, i fatti e la formulazione dei principi generali.

La storia, nella ragione dei lumi, non è più la provvidenza, ma un ordine problematico affrontato dalle energie degli individui e dagli uomini che la ragione e la scienza mettono a disposizione.

Alessandro Dionisi