Il panopticon: dal taylorismo alla dispersione dei corpi

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Il lavoro industriale fu accelerato dall’applicazione della “organizzazione scientifica” di Frederick W. Taylor, che l’ideò per la prima volta nel 1883. Taylor osservò lavoratori specializzati, e stabilì la serie esatta delle operazioni elementari che costituivano la loro mansione, selezionò la serie più rapida, calcolò il tempo di ciascuna operazione con un cronometro, per stabilire le “unità di tempo” minimo, e ricostruì le mansioni con i tempi composti come misura uniforme.

I salari erano aumentati quando i lavoratori raggiungevano la quota massima di efficienza, e coloro che non raggiungeano la quota minima venivano licenziati . Una delle relazioni di Taylor mostra il genere di tormento psicologico provocato da questa accelerazione sistematica:

” si rese necessario controllare d’ora in ora la produzione di ogni ragazza : allorchè si constatava che qualcuna di esse scendeva al di sotto del quantitativo fisso, era necessario affiancarle un istruttore per determinare che cosa c’era che non andava, per rimetterla in carreggiata e per incoraggiarala ed aiutarla a riprendersi “.

Egli cominciò a rendere pubblici i suoi metodi nel 1895, mettendo in risalto che i lavoratori completavano le mansioni nel più breve tempo possibile. L’anno successivo un costruttore del Massachusetts, Sanford Thompson, inventò un libro di controllo con cronometri nascosti nella copertina, in modo da poter essere azionati all’insaputa dei lavoratori: Taylor disapprovava lo “spionaggio”, poichè esso minava l’impegno reciproco per la velocità e l’efficenza tra il lavoratore e la direzione, che egli riteneva essenziale, ma riconobbe che alcuni lavoratori sono contrari ad essere cronometrati e per essi l’occultamento poteva essere necessario.

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Le vite degli altri (2006) di Florian H. Von Donnersmarck

Oggi, l’occhio onniveggente, materializzazione compiuta della riscossa della macchina moderna, non esclude nel suo perpetuante monitaraggio sociale il corpo umano, diventato una principale e succulenta fonte di dati, attraverso il quale la localizzazione o la sua registrazione è solamente uno dei punti (indispensabili) mediante cui prevedere comportamenti e situazioni. D. Lyon, risalta ne “La società sorvegliata” gli elementi sui quali elabora i suoi dati: le intrecciate linee che formano le impronte digitali, la modulazione della voce, le immagini del volto e le tracce genetiche che possono essere ricavate dai liquidi corporei. Tutti questi offrono chiare delucidazioni nel campo della prevenzione del crimine.

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Negli ultimi anni l’avanzamento tecnologico ha raggiunto un’impressionante efficacia, grazie alla tecnologia bioritmica attraverso cui il corpo può essere interamente sondato per ottenere due informazioni principali: quelle legate ad identificazioni specifiche e quelle mggiormente astratte. Il corpo vive, dunque, al centro di forti contraddizioni. Gli stati americani quali la Pennsylvania o il Connecticut ed in Europa, soprattutto in Gran Bretanga, la biosorveglianza, scrive D, Lyon “stabilisce relazioni inerenti alla probabile evoluzione dello sviluppo fisico e psicologico degli individui”.

Il posto del lavoro, spinto sempre più verso mito della velocità e dell’ottimazione, è luogo da tanti di un vero e proprio controllo sociale (abbiamo visto prima il metodo Taylor): mediante lo screeening effettuato prima dell’assunzione, la personalità e lo stato fisico sono dettagliatamente scrutinati. La produzione del lavoratore sano ha insito un palese risvolto della medaglia: se da una lato la prevenzione è un beneficio, dall’altro non sono mancate discriminazioni razziali (il problema della comunità nere, negli stati Uniti, è un esempio fresco )

Negli anni ’70 “si passò” scrive James Rule in Documentary identification and mass in the United States, “dall’autoidentificazione al controllo diretto. Lo sviluppo di questo come organizzazione è la tendenza destinata ad imporsi in futuro sulla sorveglianza di massa”.

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Alessandro Dionisi

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