Il posto delle fragole – Incontri a Parigi

INCONTRI A PARIGI (1995)

Ci sono persone che camminano per Parigi, girano in tondo e non in modo rettilineo. I raggi cadono e la bellezza si scioglie. Nulla di artefatto, nessun set programmato. Questa è lo stile che contraddistingue una corrente cinematografica, la Nouvelle Vague, ed uno dei suoi registi più significativi: Eric Rohmer. Già, poiché nel 1995 esce un film che solca una delle correnti cinematografiche maggiormente affascinanti. Nessuna nube oscura il cielo in questi tre episodi (Le rendez-voux de 7 heures; Le bancs de Paris; Mere et enfant)

Il regista francese mette in luce la Parigi degli incontri mancati, la Parigi segreta, l’ambiguità dei personaggi e dei sentimenti, ma anche la cartolina di una città dove la folla indistinta si muove naturalmente davanti la macchina da presa, a sua volta invisibile, per fa sì che anche gli attori si muovano a tutto tondo, prescindendo dalle reazioni della gente. La macchina da presa è lì a cogliere i rumori di fondo, senza alcuna organizzazione nello spazio, senza nessuna impostazione. Sono le circostanze o il caso, come ha descritto Renoir, ad avere un ruolo principale.

Incontri a Parigi rimanda al cinema di Godard, alla non pianificazione del lavoro industriale nel cinema. Nessuna costruzione, bensì la spontaneità di attori giovani studenti di cinema, perfetti nel compito di mettere in serie i vizi, la tentazione, la frustrazione e i sogni della generazione di ventenni degli anni Novanta. La messa in scena è altrettanto perfetta e solare.

In Le rendez-voux de 7 heures, la coincidenza e l’ambiguità sono gli aspetti che tratteggiano i pensieri e l’equilibrio di Esther, una giovane ragazza che studia nella metropoli francese e vede la sua romantica visione verso i sentimenti per il proprio ragazzo, Horace, cambiare. Nessuna certezza finale abbiamo dopo aver esaminato l’episodio, poiché nulla sapremo su ciò che è avvenuto. Il borseggiatore che l’ha abbordata nel mercato è in realtà un girovago di luoghi affollati pronto a sottrarre portafogli per sopravvivere o effettivamente è quel ragazzo realmente capace di darle attenzioni a differenza di Horace che si nasconde da lei tra mille avventure? Nella stessa giornata suona alla porta una collega universitaria, Aricle, che le porterà il portafoglio ritrovato nel mercato dove i due prima si erano conosciuti, tra l’indifferenza maliziosa di Esther e la genuinità del presunto borseggiatore. E il caso vuole che le due ragazze abbiano l’appuntamento con i loro spasimanti nello stesso luogo e nella stessa ora ma tutto questo ci lascia con il dubbio finale, visto che Esther improvviserà la partenza immediata dopo aver effettuato una presunta telefonata. Da come Aricle ha descritto in precedenza il suo spasimante non riusciamo a capire se effettivamente Horace (già proprio lui..)sia così morbosamente legato all’ avventure o se la ragazza lo abbia tapinato. Nel finale dell’episodio l’ipotizzato borseggiatore andrà all’appuntamento e lo vedremo ordinare una birra aspettando la sua conquista mattutina. Resta impresso di questo primo episodio la lunga carrellata di Rohmer tra la gente nel mercato, luogo di conquista e (forse) di borseggio dove i ragazzi protagonisti si lasciano andare a movimenti spontanei.

Le bancs de Paris è un ritratto spensierato della città. Due personaggi così diversi tra loro ma caratteristici. Una ragazza che studia matematica all’università, così poco pianificatrice ed un giovane professore di liceo, contrariamente razionale in materia di sentimenti. Sette appuntamenti in altrettanti venerdì autunnali dove i due mescolano i loro sogni e le paure.

Elle adora il non far niente fino alla noia. In questa maniera, racconta, una persona riesce ad arricchirsi dentro. Difatti la curiosità la fa padrona di sé. Ama Parigi, ma desidera al contempo viverla come una vera turista affascinata dai luoghi come se mai ne avesse sentito parlare. Rimanda baci, abbracci e vuole che il loro primo vero appuntamento si verifichi in un Hotel al centro della città, nascosto solamente dagli ippocastani. Vive la realtà distaccata con una leggerezza per non farsi mai scoprire. Riesce a tenere due amanti contemporaneamente: importante che siano diversi e non le facciano fare le stesse cose, a differenza delle signore che si trovano più amanti per inerzia. Difatti se Lui è un professore di liceo, il fidanzato è un brillante tecnocrate. Lui è incastonato nei pensieri, nei sogni e da una profonda distanze da Elle, sempre pronto a vendere l’anima ed incapacitato ad essere deciso. E’ tra i personaggi maschili presentati nei tre episodi di Rohmer la vittima maggiore. Anche qui la coincidenza porterà all’allontanamento di Elle, proprio quando giunti all’albergo troverà il suo ragazzo entrare insieme ad una’altra ragazza. È la verità o semplicemente una scusa per potere continuare a correre e immortalare luoghi con la propria fantasia ?

In Mere et enfant le ambiguità e le coincidenze raggiungono forse l’apice. Un pittore si trova diviso tra due donne alquanto diverse tra loro: una apollinea, ordinata, decoratrice che mette in discussione ogni singola pittura dell’avventuriero artista. Inoltre la ragazza svedese prova certamente un mancato fascino verso la città, così poco colorata, ancorata ancora nel bisogno di un presente ossessivo nelle sue strutture, difese a spada tratta dall’uomo. Al contrario la seconda donna rappresenta il mistero, la non risposta definitiva che con le sue insistenti domande mette in piena crisi interiore il ragazzo perso nella vita che passa in un momento, così descritta su grande linee da lei. Lo studio, il Museo Picasso e il fazzoletto di terra che divide i luoghi saranno lo spazio che lo vedranno tentennare nell’allontanare la prima e nell’abbordare la seconda. Il pittore è un ragazzo irrequieto, incapace di ritrovarsi nel suo lavoro come nei rapporti con l’altro sesso. E la coincidenza, qui il museo come il bar nel primo episodio e l’albergo nel secondo, è l’elemento trainante di amori nelle periferie e nel centro di Parigi sfuggenti, di sogni e di amarezze. Ma non si è né dentro una gabbia né in mezzo ad un deserto. Solamente tra i suoni naturali e pensieri spontanei.. In storie che non ci diranno mai la verità dei fatti, lasciate quasi a metà. Ma rispecchia i sogni e le irrequietezze dei protagonisti e di una città.

“Resterò sempre coerente all’idea di un cinema che dipinge gli stati d’animo, i pensieri così come le azioni”

Eric Rohmer

“I Cahiers du cinèma hanno trattato questo film di Rohmer mettendo il piccolo capolavoro sul piedistallo che merita. Incontri a Parigi è un film che rende più intelligente lo spettatore senza il minimo sforzo apparente”

Morando Morandini

Alessandro Dionisi

TITOLO ORIGINALE: Le rendez- vous de Paris

Durata: 99’

Produzione: Francia

Anno: 1995

Regia: Eric Rohmer

Con: Clara Bellar (Esther); Antonine Basler (Horace); Mathias Megard (le dragueur); Judith Chancel (Aricle); Aurore Rauscher (Elle); Serge Renko (Lui); Michael Kraft (Le peintre); Benedicte Loyen (la jeunne femme); Veronika Johansson (la suedoise)

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2 Risposte

  1. […] Articolo di meddletv. Leggi l’articolo intero. […]

  2. casualità, sono proprio in pieno periodo di revival Rohmer, un cineasta che ho sempre amato, forse più di godard e truffaut anche senza ritenerlo per forza migliore (in fondo che senso ha stilare classifiche e graduatorie?). Su Rohmer sono di parte ancora più che su woody allen, quindi non sto qui a dire che ho trovato ottimo questo film poiché non c’è opera di questo regista che non mi entusiasmi. Il “guaio” è che si tratta di un autore talmente coerente che tra parlare di un solo film e parlare della sua opera in generale la differenza è poca, sia qualitativamente che quantitativamente.

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