I politici corrono al cinema

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Ieri sera avevo un impegno con un mio amico per andare a fare delle riprese sulla prossima l’uscita del documentario “La mia vita è stata una corsa”, pellicola che tratta dell’esilio di Bettino Craxi di alcuni anni fa.. L’idea non certo stuzzicava il miei interessi, ma poi ripensandoci ho deciso di andare: alla fine i documetari se posso li vado a vedere con piacere. Facendo una piccola ricerca su Internet abbiamo letto che avrebbero partecipato il Cavaliere e Veltroni. A quel punto ho cominciato a soffrire pruriti dappertutto, mi è tornata l’acne e fuori faceva freddo più del solito… Insomma non volevo muovermi dal pc ed avrei acquistato 10 pacchetti di figurine della Panini per completare l’album a cui tengo tanto.. Ma poi con Andrea, mio compagno di avventure (e spesso di sventure o come le chiamiamo noi sfighe), decidiamo di muoverci perchè l’impegno lo avevamo preso.
Casomai, pensavamo, se ci fossimo annoiati- cosa probabilissima- ce ne ne saremmo andati subito… E così partiamo con le nostre telecamere e il nostro cavalletto. Nella testa mi frullavano anche alcune domande da fare alla figlia di Craxi, tipo: “Se domani venisse invitata in una scuola per un seminario sulla democrazia ed un ragazzo di 15 anni, che non ha conosciuto attraverso i media suo padre, le chiedesse di descrivere la figura di Craxi uomo e Craxi politico quali prime parole pronuncerebbe? “; oppure “se Bettino Craxi fosse interessato alla televisione..”, ed infine, rimanendo in argomento, se “preferiva qualla pubblica o privata..” quest’ultima suggeritami da Andrea. Non mi interessava sapere della politica, del governo, della magistratura, di Tangentopoli, del Pil nazionale. Avrei voluto conoscere l’uomo davanti alla tv, con pantofole e una buona tazza di caffè caldo…
Arrivati di fronte al cinema e tre banche nel quartiere Parioli, ad apettatere gli invitati c’era tanta, ma dico tanta polizia, moltissimi vigili, transenne divisorie, carabinieri, donne e uomini alla finestra e bandiere di Forza Italia. Si erano dimenticati le pannocchie e le castagne. Un peccato.
“Madonna” ho pensato, “hanno mobilitato tutte queste forze dell’ordine per la presentazione di un documentario?”
Ce ne volevamo andare, ma poi la curiosità non ha desistito..
Però gentili lettori e gentili lettrici è quì che devo deludervi, poichè il resto è cosa vista tutti i giorni. Pensate per un attimo al Grande Fratello, al Festival del Cinema o semplicemente ad un centro commerciale alle ore 16 in un qualsiasi sabato nella città. Abbiamo visto questo, anzi peggio..

Aggiungeteci tante luci accese, giornalisti che si spingevano e richiamavano il sorriso di questo e quello, non sapendo in realtà poi chi fosse l’uno nè l’altro. Tutti sono arrivati al momento giusto, sfilando come in una passerella di Miss Italia presentata da Fabrizio Frizzi e mostrando, dato poco allegro in una serata che di allegro aveva solamente l’autobus passato in orario, sorrisi meccanici. “Sembrano robot, comandati a distanza“, avremmo detto fino a qualche anno fa… Oggi non più. Secondo me, tutti questi uomini e donne da prima pagina di giornale hanno perso il barlume della coscienza (un poco forse qualche anno fa lo avevano chissà…) e sono oramai pienamente integrati in uno spettacolo voluto, di cui sono loro le prime vittime e non i trionfatori di un premio artefatto mai esistito.

Ma forse penserete: questo stà parlando di Silvio Muccino, Francesco Totti, Simona Ventura, Bettarini e Briatore. No, al contrario : vi parlo di Forlani, Letta, Lamberto Dini, Carraro (immancabile), La Russa e&co. Insomma della classe politica che fino a cinque minuti prima stava facendosi le corna e improvvisava malori in quel del senato. Ancora mancava Lui, si, dico proprio lui: la star, il Truman show della serata !!. Non si è fatto attendere non vi preoccupate. Il cavaliere è arrivato alla fine, come copione volesse…
Ma ciò che più mi ha lasciato perplesso è stato l’atteggiamento dei giornalisti e degli operatori televisivi (non tanto dei fotografi): ci si può incazzare perchè apprendi in quell’istante che il Tuo governo è crollato, fai il catastrofista per alcuni minuti fino al prossimo ciak (quello per miss sessantenne, moglie del politico settantenne seduto al calduccio in parlamento), rivendichi di essere perseguitato da un sistema che porterà alla rovina l’Italia e poi come t’arriva di nuovo il politico telegenico (colpo di tosse, scusate..) e ti prostri a cheidergli di fare un sorriso?
Urli quel sorriso come se per te fosse questione di vita o di morte; rimarrebbe addosso te un senso di colpa, se non lo ottieni, alla stregua di una punizione che il prete della parrochia quando eri bimbo ti ha appena dato dopo avergli raccontato della tua prima masturbazione. Allora cosa fai giornalista? Glielo richiedi ancora e poi ancora.. Se parlassimo ora io e te, probabilmente mi risponderesti che è il tuo mestiere, ed io ti ripeterei che se continui a vivere nel doppio (e non solo tu sia chiaro) un giorno potresti diventare folle…
Per quanto concerne gli operatori, ci sarebbero pagine da scrivere e litri d’ichiostro da consumare ( come si diceva un tempo..).. Però mi ha nuovamente allibito questo loro lavoro così meccanico e il disinteresse di saper chi avrebbero ripreso.. (ps: la parola disinteresse è mondiale) Capisco che schiacciare il pulsantino On e Off tutti i giorni stanchi mentalmente, ma se non ci animiamo un pò tutti si collassa prima o poi… Animarsi, non schiamazzare di continuo e fare le resse per sapere di chi fosse figlio il ragazzo x, o la ragazza y come è successo ieri sera e come succederà per eventi di maggior portata.
Ragazzi che vergogna. Oramai tutti inceneriti dal gossip che noi vogliamo.. Si, perchè tutto ciò ci giustifica, ci culla e ci protegge dalle intemperie della coscienza; ma prima di tutto ci evita di confrontarci e di conoscerci..

A proposito: il documentario non l’ho visto…ma ho fatto le interviste: il problema che non ricordo cosa abbia detto la signora Craxi.

Alessandro Dionisi

Shot:

Citizen Berlusconi (Susan Gray)
Il Caimano (Nanni Moretti)
Re per una notte (Martin Scorsese)

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TAM TAM – 2 Puntata

Visibile su Stage6 la seconda puntata di TAM TAM

oppure su VIMEO

Nella Puntata:

“Tori Scatenati” inchieste sulle palestre romane

presentazione “La Rai che non vedrai”

“Jazz e musica leggera” dalla casa del Jazz con Ettore Zeppegno e Minnie Minoprio

Buona visione

TAM TAM – 1 Puntata

Ecco finalmente la prima puntata di TAM TAM in embed, non è il massimo della qualità video…Per visualizzarla nel miglior modo clikkare sulla barra laterale al link Stage6 o Vimeo

FRAMES NEL CONTROLLO SOCIALE – a cura di Alessandro Dionisi

netart_lauracolini01.jpgI corpi su un palcoscenico televisivo assomigliano a delle effigi, a dei simulacri sociali o a segnalazioni intercambiabili, utopiche, senza fuoco nè luogo. Sono corpi senza carne, senza linee di attrazione nè moti amorosi. L’occhio quì non penetra lo spazio, scivola su delle superfici astratte, da un volume all’altro, in un rapporto non più fisico ma puramente ottico o geometrico. Diciamo politico.

Régis Debray, Vita e morte dell’immagine.

 

La sorveglianza produce la città, nello stesso modo in cui la città genera la sorveglianza.

David Lyon

Le terre sconfinate bisognava riempirle di consumatori, ma la distanza infinita delle vallate lasciò irrisolto il problema fino a quando la ferrovia li colmò. Come un treno che correva lungo i binari con le sue fumate nere, Internet riduce gli spazi e il tempo, trasportando i consumatori. Ma come nel Far West bisognava rendere la globalizzazione reale nella testa delle persone, prima ancora di renderla vera nella realtà. Essa può diventare reale a condizione che tutti credano che esista. Per mettere in movimento il denaro bisognava che si muovessero i soldi di tutti; riuscire a fare quel salto nell’immaginario il cui titolo è : “Globalizzare il nostro Far West”..

Alessandro Baricco, Next.

IL PANOPTICON: MODELLI NELLA STORIA. La merce informatizzata

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Nella società della sorveglianza e dello spettacolo, la merce, ha perso definitivamente il suo spessore, distanziandosi maggiormente dallo sguardo che diventa sempre più alienato. Essa si è trasformatica in merce informatica ed è entrata nella logica della frammentarietà e del flusso veloce dei mezzi di comunicazione, ma anche nell’autonomia e nello spettacolo, perdendo così il peso quantitativo diventato astratto e velleitario.

Max Weber, sostenne che “la razionalità illuministica fu il trionfo di una razionalità finalizzata-strumentale, la cui affermazione non portava con se la realizzazione concreta della libertà universale, quanto alla creazione di una gabbia d’acciaio di razionalità burocratica che, invece di liberare, costringeva, gli uomini alla schiavitù”.

Weber ha sostenuto che al centro della modernità vi era una concezione del sapere tecnico-strumentale, finalizzato al raggiungimento di uno scopo: ciò che era importante in un mondo ritenuto calcolabile e controllabile, era più “il modo, il mezzo, il come”, per raggiungere un certo scopo, più che lo scopo stesso. Alla fine, sostiene Weber, lo scopo veniva a coincidere con il potenziamento della stessa strumentazione, della sua stessa efficacia, ossia, nel tentativo di rendere sempre più potenti i mezzi per ottenere qualche cosa, lo scopo originario era lasciato allo sfondo e sostituito dall’autonomia degli strumenti.

La razionalità del progetto si è dimenticata degli obiettivi che si era posta- il progresso per tutti, l’emancipazione-, e concide solo con il voler fare accumulare a dispetto di queste finalità.

L’illuminismo nel XVIII secolo, aveva come fine la conoscenza e la trasformazione della realtà, attraverso la costruzione di una società obiettiva, di una morale e di un diritto universali e autonomi, in vista dell’emacipazione umana.

La ragione divenne il metro della tensione progettuale, l’organo della verità, il “lume rischiaratore delle tenebre”. La ragione aveva così una doppia funzione sia critica che normativa: nel primo caso, perchè è di fronte al tribunale della ragione che si deve presentare tradizioni, dogmi, affinchè sia esaminata la legittimà e l’utilità.

Normativa, perchè, è la ragione che deve definire i criteri e le norme in base alle quali indirizzare la verità dell’uomo, diminuire le sofferenze per raggiungere la maggiore felicità. Priorità illuministica era la lotta contro il pregiudizio, il fanatismo, ovvero tutte quelle forze che hanno impedito il libero uso del potere. Bersaglio, sono state anche la tradizione e i dogmi religiosi.

L’età dei lumi si presentò agli occhi della storia come movimento laico, antimetafisico e antisistemico, contrapponendo all’ideale deduttivo della scienza cartesiana, un sapere unitario, capace di osservare con padronanza visiva ed intellettuale, i fatti e la formulazione dei principi generali.

La storia, nella ragione dei lumi, non è più la provvidenza, ma un ordine problematico affrontato dalle energie degli individui e dagli uomini che la ragione e la scienza mettono a disposizione.

Alessandro Dionisi