Il posto delle fragole – Il buio nell’anima (2007)

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IL BUIO NELL’ANIMA (2007)

                                                         A cura di Alessandro Dionisi

 “La città più sicura del mondo.. ma è orribile aver paura di un luogo amato e vedere un angolo che conoscevi così bene e spaventarti con la sua ombra. Non riuscire a salire i gradini tanto noti. Non avevo mai capito come si poteva vivere la paura. Paura di rincasare nel lavoro sola; paura di  ritrovare nella posta quella polvere bianca, terrore della notte. Gente che ha paura di altra gente. Credevo che la paura appartenesse ad altre persone. Persone più deboli. Non ne avevo mai avuta. Ed ora ce l’ho dentro. E quando ti tocca capisci che è sempre stata li lei, in agguato, ben nascosta sotto tutto quello che amavi e ti si gela il sangue. E il tuo cuore duole e tu guardi la persona che cammina per quella strada. E ti domandi semmai se tornerai ad essere lei..

Nello sua essenza lo spirito americano è duro, solitario, distaccato,  ossessivo e non è  mai mutato.  C’è chi pensa di essere Dio in giro: uccide in nome della giustizia nella città più sicura al mondo..”

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Erica Bain (Jodie Foster)è una ragazza che vive ed ama New York. Narra, nel programma radiofonico Street Walk, storie della città americana. È  fidanzata con David e nel loro futuro c’è il matrimonio. Erica cattura rumori metropolitani, suoni e voci di migliaia di persone che fanno da sfondo alle sue storie poetiche. È amata dal pubblico che si sintonizza su Street Walk e tra i suoi ascoltatori c’è anche l’ispettore Mencer (Terrence Howard), un uomo che conduce con passione e diligenza il lavoro. Mencer è altresì un uomo solitario che sposa la giusta causa nel campo della giustizia con difficoltà, distaccandosi volentieri dalle bramosie o dalla cecità cui cade spesso il corpo di polizia. La morte della città, abbandonata sempre più nelle violenze quotidiane, colpisce David una sera tra i rumori metropolitani mentre passeggia insieme ad Erica e il loro cane per il Central Park. I due vengono assaliti sotto un tunnel da un branco di giovani che li massacrano di botte. Una morte ripresa in diretta dagli stessi autori, complici automatici di immortalare in diretta il fatto, consumando con entusiasmo ed interattivamente l’evento.

Erica rimane per tre settimane in coma. Quando riprende i sensi tenta di ricostruire la storia avvenuta al distretto della polizia ma capisce che la violenza è connaturata follemente nella società, tra i rumori che registra, le voci che ascolta. Le persone operano senza sosta  con brutalità senza accorgersene e la giustizia è una prassi burocratica, una macchina lenta, incapace di muoversi e compensare chi patisce una violenza punendone i colpevoli. La Giustizia non ha i tempi di recupero. E’ passivamente chiusa in se stessa. 

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Nel frattempo recuperato  lo stato di coma, guarisce e  torna al lavoro. È sola: le storie della speaker  narrano  un personaggio che convive con l’ombra del male e conosce a menadito  i molti modi per morire e i pochi modi per vivere. La strada della sopravvivenza d’improvviso cambia, incrocia percorsi oscuri, impalpabili, astratti, crudi. Percepisce che ha bisogno di una calibro 9 per camminare nelle strade, ottenere la verità, poiché la dimensione spazio-temporale cambia tempestivamente e non c’è modo di sognare, riflettere, respirare. La società è formata da vittime schiave alla violenza, al pudore perso. La società è schiava ad una morte che non vede. Siamo oltre.

E proprio all’interno di un drugstore fa i conti con la velocità di un’azione violenta: un uomo in pochi secondi entra, si dirige verso la cassa spara ad una donna (sua moglie- così ricostruisce la polizia). Erica, sgamata di essere lì dentro per via del cellulare che vibra e suona , non ha più il tempo per ragionare, fuggire. Il suo istinto è quello della difesa/offesa: uccide l’uomo, toglie la videocassetta che registra in tempo reale e fugge via, nascondendosi tra la folla. Aspetta la polizia tra il circo avventatosi sul luogo del delitto e punta gli occhi sull’ispettore Mencer, osservandone i  movimenti e capendo che l’uomo è diverso dagli altri che lavorano con lui. Questione di tatto.  Mencer desta in lei interesse, attenzione. Da lì a poche ore  avrà occasione di conoscerlo, in quanto  intervenire ad una conferenza stampa sull’ultimo omicidio e lo  attira verso sé proponendogli un’intervista per la sua trasmissione radiofonica. L’ispettore conosce Erica, s’immerge nel mondo immaginario dei suoi personaggi, dipinti giorno dopo giorno. Qui si incrociano la sensibilità di due persone ligie al loro lavoro. Due persone che vogliono la giustizia finale, ottenibile da percorsi diversi e barrata da complicazioni imprevedibili e premeditate. Due eroi solitari che la possono ottenere soltanto nascondendosi, dormendo poco, camminando in una città morta. Entrambi hanno un nemico più forte: da un lato Mencer fa i conti con un potente della città. Un uomo trafficante di terrore, che ha ottenuto l’ottenimento di sua figlia dopo che sua moglie è stata ritrovata con il cervello spappolato perché decisa a testimoniare contro le sue malefatte. Un uomo forte, potente e protetto.  I nemici di Erica sono le ombre, l’altro se, i mostri che di volta in volta incontra di notte e tra questi  anche il nemico numero uno di Mencer che già conosce e uccide  in un parcheggio .

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Non riesci ad essere più la stessa, tornare nello stesso luogo. Un estraneo è affianco a te, un’altra parte di te, un fantasma. Un estraneo è tutto quello che sei ora.

Questa voce narrante e questo pensiero conduconoErica a distaccarsi dalla comunità, cambiare le espressioni, indurirsi, soffrire. Uccidere.

Reagire ad un tentativo di violenza all’interno di una metropolitana da parte di tre ragazzi che cercano di picchiarla dopo aver strappato un iPod a un loro coetaneo  e cacciato altre poche persone presenti sul vagone. Ogni parola di violenza subita (come in questa circostanza) crea una reazione forte e maggiore cinismo nell’azione che compie automaticamente.

“Le donne non uccidono così .. uccidono i figli, i mariti, i fidanzati.. Era così  distaccata, solitaria.. faceva un po’ paura”. Questa sarà la descrizione che darà Peter al distretto.

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La vendetta raccolta da Erica si sviluppa in un altro omicidio, ovvero quando si trova a difendere una giovane prostituta malmenata all’interno di una macchina  da un uomo imbottito di alcol. Erica, mentre passeggia nei pressi dell’autoveicolo, viene invitata a salire . In questa situazione l’uomo cerca di reagire invano. La giovane prostituta rimane ferita e portata in ospedale. Non spiccica una vocale con l’ispettore. Quando Mencer(ignaro del fatto) chiede di essere accompagnato da Erica per essere aiutato a farla parlare le due si riconoscono, ma gli sguardi che s’incrociano sono complici. Sono sole di fronte ad un mondo  malato, confuso, deviato.

Mencer percepisce ma non vuol cercare delle prove effettive per mettere dentro  Erica. Carpisce perfettamente  che la ragazza vuole la Sua giustizia. Solo allora tornerà nel mondo di prima malgrado abbia  conosciuto perfettamente i difetti irrecuperabili. E proprio Mencer consegnerà l’anello ritrovato dalla polizia di David, cosciente di quello che sarebbe accaduto dopo. I suoi pensieri non sono pure fantasie. Erica difatti risale agli aggressori e al ragazzo che ha sferrato i colpi letali su David. Dopo essere stata pedinata e minacciata la ex ragazza  le invia il video dove tutto è registrato; lo stesso video  Erica lo inoltra all’ispettore sapendo perfettamente che anch’egli ci sarà perché vuole una giustizia morale. Nella piena notte è di fronte agli uomini che le hanno deviato un destino. Spara e li uccide uno dopo l’altro all’interno di un parcheggio in una palazzina morta, abbandonata. Spara fino a quando non si trova di fronte al capo branco,  all’uomo che ha ucciso con delle sprangate  David. Mencer raggiunge il garage dove si sta consumando la vendetta finale. Ferma i due e gioca “sporco” con l’uomo: prima toglie e poi riconsegna la pistola ad Erica   (assicurati che una pistola sia registrata prima di usarla le dice) –  e la invita premere il grilletto per poi sparare nuovamente su di lui cercando di ferirlo.

“Non c’è stato nessun vigilante: erano solo tre teppisti che uccidevano per gioco. Hanno provato gusto al Central Park e così hanno comperato una pistola.  Alla fine si sono ammazzati come spesso capita e per sbaglio sono stato colpito di striscio …”

Queste sono le parole di Mencer che racconta alla polizia mentre la chiama e la invita sul posto, giustificando così  l’accaduto e ottenendo la prima (e forse unica) giustizia morale..   

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IL BUIO NELL’ANIMA    (2007)

(the breve one)

Nazione: Usa

Anno: 2007

Genere: azione, thriller

Regia: Neil Jordan

Sceneggiatura: Cynthia Mort, Bruce A. Taylor, Roderick Taylor

Fotografia: Philippe Rousselot

Musiche: Dario Marinelli

Montaggio: Tony Lawson

con: Jodie Foster, Terrence Howard, Nicky Katt, Naveen Andrews, Mary Steenburgen

 

 

 

 

 

 

 

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