Roma, 10 settembre, 2008: “Allontaniamo le bestie, ammorbidiamo i loro istinti..” OnePlusOne

Ieri pomeriggio sono salito sopra un tram che conduce da un quartiere di Roma est alla stazione Termini. Lì spesso mi fermo solamente per guardare, confrontare se l’anticamera dell’inferno negli anni sia cambiata. La latitanza dalla società degli affari consumistici mi ha spesso portato negli angoli limitrofi a sentirne gli odori innervati tra i muri, tra i portoni di Via Giolitti, Via Turati e nei fiori venduti a Piazza Vittorio. Mi camuffo tra spacciatori, papponi, neri, eroinomani, guardoni, marchettari, poliziotti in borghese, militari, trans, impiegati, puttane, turisti, tassisti abusivi ed albergatori criminali. Eppure conosco poca gente e negli anni mi è capitato di scambiare poche parole con qualche nero che per brevi periodi sorvegliava alcune zone.

Spike lo ricordo ancora: forse il più buono e tollerante tra i sorveglianti in uno degli angoli del quartiere. Diversi pomeriggi li abbiamo passati insieme sotto le arcate di Piazza Indipendenza a berci una birra. Piazza della Repubblica l’abbiamo sempre evitata: “fa schifo anche a me”, mi ripeteva Spike, “soprattutto per uno che ne combina parecchie in questa parte della città che sa di muffa e di piscio”. Beh, in effetti la grande piazza è la contraddizione di questa città: un McDonald’che fa angolo e il cui cesso è un porto franco per personaggi che vi ho elencati nelle prime righe, una multisala cinematografica e un albergo che sembra più una fiction italiana di basso livello, con personaggi frivoli che vi sostano e vi passeggiano davanti. E poi tutto quel cattivo falso odore di benessere. Roba da spararti a tutto volume Zero degli Smashing Pumpkins e prendere a ceffoni il primo Stewart che incontri e ti guarda anche male se non hai una camicia e un paio di pantaloni eleganti. Così per lo stronzetto va bene: magari prima sei stato a contrattare un rapporto anale con un ragazzotto che si vende dietro le bancarelle.

A Spike ho fatto ascoltare molto gli Smashing. Si gasava come un pazzo con Bullet With Butterffly; io gli contrapponevo per rilassarsi Tonight, Tonight. Anche Piazza Indipendenza è strana. Già li non era zona di Spike.In ogni periodo dell’anno ci sono lavori in corso e segnaletiche stradali a dividere mondi disgiunti. C’è tutta quella polvere che ti soffoca ed il cattivo odore delle cucine !! Vomito, solamente vomito.. Capisco perfettamente che preferite fuggire appena usciti dalla metro, ma dovreste soffermare un po’ di più lo sguardo nei luoghi dove passate ed immortalare uno spazio davanti a voi. Potrebbe essere la prima ricetta di benessere, onde evitare di rinchiudervi nel vostro mondo annacquato, e notare, forse, che nella città in cui vivete ci sono stranezze che andrebbero osservate . L’amicizia con Spike è durata comunque poco:una mattina gli sbirri sono entrati nella camera in Via Machiavelli e se lo sono portato via. Naturalmente il pesce più piccolo. Una “maxi-retata”, così la commentavano i giornali nel quartiere “multietnico esquilino”il giorno dopo.

I pesci grandi fanno tuttora compagnia ai dinosauri in questo patetico bioparco nostrano. La politica del falso e rigoroso controllo non è figlia dell’ex musicista da piano bar On. Maroni, ma è un seme piantato tanti anni fa, dopo la Resistenza, che ha cresciuto un grande albero i cui rami hanno completamente tolto la visibilità del cielo e le cui radici si diramano. Maroni è un ramo da cui cadono foglie ingiallite. Brutta storia. Insomma Spike non l’ho più visto. La nostra amicizia dava fastidio a molte persone. Amicizia con una persona buona. I buoni però hanno dato sempre fastidio: sono sensibili, riflessivi, quindi persone errate in questo dannato mondo. Anche i falsi amici di Spike piano piano lo hanno fatto catturare. È bastato poco riconoscere attraverso il loro silenzio buona parte dello schifoso carattere. La rabbia isolata, l’invidia, in una persona le intravedi anche da un movimento di sopracciglia.

La stazione comunque rimane il luogo dove potete camuffarvi meglio, malgrado pensiate che essendoci più forze dell’ordine o poliziotti travestiti da meccanici venga tenuto tutto sotto controllo.. La puzza e il feticismo per essa rimarrà intatta e mai nessuno lo cancellerà, come quello per la sporcizia in Via Marsala o in Via Giolitti, dove i poliziotti travestiti da meccanici fumano sigarette ed ogni tanto chiamano l’ambulanza per far caricare l’ultimo punkabbestia sdraiato a terra, il cui stomaco è stato bucato da quel velenoso vino che le piccole industrie producono. Ho sempre pensato che i Drugstore siano stati creati strategicamente per intossicare le persone come gli psicofarmaci e le droghe negli anni ’70.

Allontaniamo le bestie; ammorbidiamo i loro istinti; facciamo in modo che scattino a tratti, solo nel momento giusto per prenderli e punirli”. Così avranno pensato gli intermediari: per la gioia dei fascisti.

La stazione rimane comunque il mondo immaginario per una nuova pallida Alice nel paese delle meraviglie con le sue gallerie, i negozi, la pavimentazione nuova. Un piccolo tratto per poi ricadere nell’inferno, anche se già ci siete passeggiando in quei 100 metri.

La stazione è abbandonata perché non desta interesse (escludendo la galleria per turisti). Rimarrà sempre il luogo di scambio e d’affari a differenza di molti quartieri delle vostre città per alcuni periodi. A tal proposito di recente mi hanno prestato ed ho rivisto con piacere Amore Tossico di Claudio Caligari. La mente brulicava frasi lanciate 20 anni fa come, “non andare nella pineta di Ostia che ci lasciano le siringhe dopo essersi fatti” o quella mitica: “Nella pineta di Ostia fanno il tiro al bersaglio sugli alberi con le siringhe imbrattate di sangue” . Tutto questo è vero. Caligari non è un fesso.

Ad Ostia le mie prime scazzottate sono state con i Nazi. Comitive di anarchici dei centri sociali che s’incontravano con i ragazzi dal bomberino nero e gli anfibi con le punte in ferro per prendersi a mazzate.

Il film di Caligari mette a nudo la realtà struggente dell’eroina, fa divampare ai ragazzi incubi adolescenziali. Il taglio e l’interpretazione realistica degli attori catturati per la strada mostrano una famelica realtà. Alla fine degli anni novanta (nel’99 per essere precisi) quella pineta andò misteriosamente a fuoco, come se fosse giunto il momento opportuno per scacciare le vecchie streghe del XX° secolo ed aprire le porte al nuovo millennio. Da allora ville in costruzione per calciatori, attori, grandi manager aumentate a dismisura; quartieri nuovi sono sorti ed Ostia lido è il centro d’interesse dove l’happening notturno gira a loop. Gli incidenti mortali sulla Cristoforo Colombo non si contano più, anche se sua maestà locale non ha lavorato con ardore per migliorare la protezione delle strade. I vigili s’ingozzano con le multe che fanno. Assaltano le macchine ferme e cacciano fuori il taccuino. Ma ci sono i tamarri, tutte quelle foglie secche del ramo; coloro che non scorgono i raggi del sole mattutino. Foglie secche intrappolate dai rami a loro volta intrappolati dall’albero, dalla sua intrappolato dalla radice figlia del seme. Un giro assurdo, da far venire il mal di testa.. Questa trappola cela una forma di cannibalismo moderno. C’è voglia di cannibalismo in questa società di effimeri protagonisti !! La carne non è solo voluttà erotica. Ma mi chiedo spesso: dove sono finiti gli abitanti di Ostia ?Le numerose famiglie degli anni ‘80-’90? So che vivono nei pressi della stazione, verso Isola Sacra. Qualcuno si faccia vivo, mi risponda per favore.

Ostia.. Ostia.. Negli anni ’70-’80 aveva tantissimi abitanti. Crescevano giovani: ragazzi, ragazze tutti insieme. Ostia.. Ostia.. Negli anni ’70 la droga uccideva persone ogni giorno: eroina. Tanta eroina per addomesticare ragazzi che crescevano. E’ se pur giravano i poliziotti e tiravano su da terra quello a rota, non si risolveva il problema. Mistero italiano. Se ci rifletto un po’ la mia mente forse si sbizzarrisce troppo, chissà: ma non vorrei che oggi nelle favelas sul Lungotevere romano ci vivessero molti di quegli uomini e donne. Non solo zingari: la globalizzazione al completo nella miseria più assurda. Uomini e donne magari cacciati via per la riqualificazione dei quartieri. Qualcuno risponda !! S.O.S.. Vorrei sapere dove sono finiti anche gli ex abitanti del residence di Bravetta (mandati via con la solita routine “democratica”). Forse fanno loro compagnia. Oggi OnePlusOne ha un’unica certezza: l’informazione ufficiale puzza come le stazioni..

Fatevi l’ esame di coscienza e casomai vergognatevi, autorità dei miei stivali …anche se per voi la parola vergogna non esiste !!

PRIMA CHE LA MAREA CRESCA

OnePlusOne

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