Il posto delle fragole – In linea con l’assassino

IN LINEA CON L’ASSASSINO (2002)

Di Joel Schumacher

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Stu Shepard (uno strabiliante Colin Farrel) è un Press Agent imbroglione che racconta balle di professione. Si muove tra le strade di New York ed è un manipolatore che non sa più la verità, talmente indaffarato con rapper bisognosi di successo, attricette desiderose di solcare gli studi televisivi ed avvenenti pubblicisti. Si muove nel caos urbano, nell’inquinamento acustico e soprattutto elettromagnetico. Proprio su quest’ultimo Joel Schumacher si sofferma nelle prime sequenze del film, accostando alla voce off, inquadrature suggestive:

“ Si contano circa 8 milioni di abitanti nei 5 distretti di New York. 12 milioni nell’area metropolitana. Ci sono quasi 10 milioni di linee telefoniche con oltre 50 gestori. 3 milioni di New Yorkesi usano il telefono cellulare. Una volta era indice di inferiorità mentale vedere gente che parlava da sola; invece oggi è status simbol e la telefonia mobile va rapidamente soppiantando il gettone. Nonostante l’uso crescente di apparecchi cellulari, si calcola che 4,5 milioni di residenti e 2 milioni di turisti usino il telefono pubblico. Questa è la cabina telefonica tra la 53^ e 8^, forse l’ultimo vestigio di privacy di Manhattan. E’ l’ultima di questo tipo regolarmente funzionante. Da qui partono fino a 300 telefonate al giorno. La cabina è stata scassinata ben 41 volte negli ultimi sei mesi. Ne hanno programmato l’abbattimento e la sostituzione con una struttura a chiosco per le 8 di domani mattina. A neanche due isolati da qui ecco l’uomo destinato ad essere occupante di questa mattina”.

Il prologo è un avvertimento al quale lo spettatore andrà incontro. L’area dove si muove Stu mai come questo film la sentirà così ristretta, claustrofobica. Quest’area è una cabina dove si vivrà un intenso thriller, dove il warkaholic (alcolizzato da lavoro) sarà vittima.

Stu, arricchisce il suo menù lavorativo organizzando eventi, aumentando telefonata dopo telefonata la sua leadership, condivisa dalle persone che cadono nel tranello del trionfo pubblicitario. Il nostro Press Agent vive sull’onda del successo anche con le donne: sposato con kelly ha anche una fidanzata, Pam, innocente e sognatrice, manipolata quotidianamente per un successo che prima o poi cavalcherà

“Tu sei la persona più famosa a cui ho fatto la pubblicità. Ho detto a qualche cronista mondano che Mel Gibson cerca attrici per il suo nuovo film e che sta decidendo tra Cameron Diaz, Jiulia Roberts e la mia cliente del cuore: tu !! Ho in corso una conferenza al City Hotel (guardando l’Hotel …) e pensavo che potresti venire qui, ed ho un paio di persone di Martini da presentarti”.

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Queste sono le sue ultime parole prima di rispondere inconsapevolmente allo squillare di un telefono pubblico dentro una cabina telefonica.

Le parole dell’interlocutore non sono affatto morbide, come il tono di Stu verso un ragazzo che gli ha portato appena una pizza, confermandogli a più riprese che l’ha ordinata.

L’interlocutore si presenta subito come un cecchino che lo perseguita ed ora lo minaccia di non lasciare la cabina, altrimenti “come trasforma una persona in un Dio è capace di trasformarla in una merda”. Attenzione, ubbidienza e soprattutto ascoltare gli ordini: questi sono gli ordini che gli vengono impartiti. L’interlocutore si presenta con toni da angelo vendicatore, da moralista estremo, a cui Stu deve con la massima sincerità pentirsi pubblicamente dei suoi peccati. L’interlocutore sa che la telefonata si trasformerà nell’evento mediatico più importante degli ultimi anni. La simultaneità ne sarà la protagonista. Con i dovuti metodi (il laser perennemente puntato sul corpo) Stu sarà sottoposto a tormentose richieste e in una delle strade di New York si consumerà un delitto al quale sarà inevitabilmente coinvolto, fino a prossimo svelamento, perché costretto a trattare continuamente dentro la cabina le minacce. Difatti un protettore di prostitute che rivendicavano i loro diritti per telefonare dalla cabina, cerca di prima di scuotere e poi di abbattere con una mazza da baseball i vetri per farlo uscire e picchiarlo, ma verrà ucciso dalla finestra da cui si nasconde il cecchino. Stu è praticamente nei guai: ora sono le ragazze che pensano che abbia estratto una pistola e sparato il colpo.

L’interlocutore chiama Pam e Sally raccontando la verità su Stu, mettendo alla prova i suoi nervi. Tutto questo in viva voce per fargli ascoltare le sue potenzialità e distruggerlo moralmente in brevissimo tempo.

Stu giustifica, in preda ad una disperazione che aumenterà sensibilmente fino a farlo arrivare alla pazzia, al suo interlocutore la storia con l’amante:

“ E’ solo fantasia. E’ come avere una bella casa, ma ogni tanto sogni una breve vacanza. Una bella stanza dell’albergo con una bella vista. E magari una piscina: ma solo fantasia. Perché casa non l’abbandoni mai”.

Il cecchino è un tipo duro, insensibile e sarcastico al tempo stesso. Ma è soprattutto un cinico che dalla sua finestra lo punta con una calibro 7-62 al carbonio. Rivendica al ragazzo quel suo modo sprezzante usato verso il ragazzo che poco prima gli ha portato la pizza e l’ egoismo. E tutto questo mentre Stu di nascosto (ma sempre notato, anche se non rivendicato dal cecchino all’istante) riesce con il cellulare a fare il numero di emergenza

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“Sono uno che non noteresti mai, non osservo i tuoi ambienti, osservo.. Che altro ti resta quando la vita ti si rivolta e sei ridotto dentro una stanzetta. Guardi fuori, immagini tutte quelle storie dalle finestre. Vedi quelli che entrano ed escono dalla cabina. Ogni giorno gli stessi. Gli dai dei nomi, immagini le loro storie. Ma un giorno ti stanchi di immaginare e ti metti a seguire uno di loro e senti tutte le sue bugie. Decidi di punirlo per i suoi peccati . Uno pieno di boria che urla dentro un cellulare non mi può notare, ma io ho notato quel magnate del porno, quel dirigente corrotto ed ho notato te.. Tu avevi detto Kelly a casa e Pam di riserva: non sai apprezzare la vita” (il magnate e il dirigente sono stati le sue precedenti vittime).

L’angelo vendicatore spara così un primo colpo che prende di striscio Stu, per aver chiamato segretamente la polizia.

L’evento televisivo è giunto al suo culmine: l’arrivo della polizia porta con sé operatori televisivi, fotografi, giornalisti, cinesi, bambini, voyeur. Ma il cecchino proprio ora rincuora la sua preda.

“Vedi quei turisti con la videocamera che sperano che la polizia ti faccia secco per vendere la cassetta agli scontri a fuoco più cruenti del secolo? Grazie a loro la polizia ti tratterrà con riguardo. Finchè non farai qualche cosa che verrà ritenuto come atteggiamento ostile starai al sicuro”.

E difatti così avverrà nella tensione della diretta dove chiunque prova a immortalare fino allo strenuo delle forze.

Arriva il capitano Ramy (Forest Whitaker), un uomo stranamente serafico per il ruolo che ricopre. Ovviamente non percepisce l’incubo che si aggira nei dintorni e pensa che in realtà le testimonianze delle prostitute e dei passanti siano veritiere. In più il giudice vendicativo che manipola Stu gli suggerisce di mantenerne le distanze, di improvvisare storie. E difatti Stu racconta che è al telefono con il suo psicoanalista, al punto da farsi credere realmente un pazzo che abbia sparato e sia andato poi a telefonare.. Ma la tensione è ora aumentata, anche per lo spettatore che rimane inchiodato davanti lo schermo.

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E’ un gioco perverso quello richiesto dal cecchino: una coscienza interiore tormenta Stu !

“Migliaia di persone muoiono ogni giorno. Ma metti un cadavere fuori la strada e la gente va in tilt … Si sente l’odore della paura ..”

Il pubblicista è continuamente tormentato in questo filo diretto: stuzzicato sulla moglie alla quale ora dovrà raccontare tutto. Dovrà confessare le sue colpe e pentirsi di cuore, stramazzare di dolore, non recitare. Allo stesso tempo deve riversare le sue paranoie al capitano della polizia e lo deve colpire nei suoi punti deboli. L’interlocutore ha ben percepito che il poliziotto ha una storia d’amore da dimenticare, un senso di colpa che gli lacera lo stomaco. Allora Stu deve infierire e lo fa, chiedendogli se la moglie è stufa di andare a letto con lui e se si masturba nelle ore solitarie. Ma il capitano non reagisce alla provocazione: offeso, risponde. Si sente stranamente nei panni di una disperazione sentimentale la cui vittima è ora la persona che per il momento dovrà arrestare.

Il moralista dalla cabina telefonica stuzzica ancora Stu, discreditandolo:

“Sei una mezza cartuccia e la tua credibilità è a rischio. Guarda, i nostri amici di canale 2 e 5.. Vai sulle tv locali: non ci riusciresti mai per i tuoi clienti, neanche se sputassi sangue, ma io ti ho reso famoso ! Quelle telecamere renderanno calma la polizia. Ringraziale con un sorriso. Sei il centro dell’attenzione”.

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Stu cerca vanamente di reagire, di colpire l’orgoglio del cecchino:

“ Chi va in copertina del Time è il cecchino. I media farebbero a morte per avere l’esclusiva, una tua foto, un’intervista.

Capisci? Tu che hai ucciso Leon per salvarmi dalla morte. In una città dove tutti se ne fregano tu hai preso posizione. Chi più di me può testimoniarlo ?”

Nel frattempo la telefonata viene localizzata (il cecchino parla con un numero clonato, necessario per far rintracciare con difficoltà l’esatto punto) ed il capitano viene a capo della situazione. Cerca di avvicinarsi a Stu, tranquillizzandolo, usando metafore e sguardi per fargli capire che è quasi tutto finito.

“ Lo psicanalista è stato rintracciato, come il tuo avvocato. Ora potrai rivendicare i tuoi diritti..”

Ma ovviamente il cecchino, essendo furbo, ha capito il tutto e rimane la gioco. La polizia nel frattempo si muove e si posiziona pronta a colpire. E continua a giocare quando un improvviso mutismo da parte di Stu lo porta ad un falso attacco nevrotico. Ma vuole che la tensione rimanga alta. E ora che il suo bersaglio deve confessare gridandolo davanti a tutti di “ aver telefonato ad una donna tutti i giorni perché provava attrazione per lei, perché voleva scoparsela ..”

Stu prende coraggio: riaggancia la cornetta, esce dalla cabina, ma il laser è puntato sulla fronte di Kelly. Il telefono squilla nuovamente. Il capitano sospetta definitivamente. Stu risponde.

Ricomincia una nuova conversazione:

“ Non puoi capire l’inganno finchè non vieni ingannato”.

Invita il ragazzo a veder sopra il pannello al neon della cabina. Li si nasconde la pistola. Stu è nuovamente ingannato: toccandola ha lasciato le sue impronte digitali. Ma lo invita nuovamente a tirare giù la pistola e gli parla di Pam. La ragazza è la co-protagonista di questa vicenda. Il cecchino misterioso gli chiede di togliere di mezzo Pam, la tentazione. Stu reagisce urlandogli che lei è innocente. L’angelo vendicatore sposta il bersaglio allora su Kelly:

“ Non hai capito il gioco: egoista come sei scegliene una ! Bionda o Bruna? Pam o Kelly?”

Mentre la polizia è pronta per colpire, la conversazione tra l’interlocutore e Stu procede con una tensione drammatica avvertita solamente dal secondo:

“Devi pagare per i tuoi peccati. Devo ucciderti. Un raro gesto di generosità. E’ roba da prima serata ! Se ti vuoi salvare confessa. Guarda dentro le telecamere e metti a nudo
la tua anima. La tv sembra attirare il peggio della gente. Saresti a tuo agio. Devi redimerti, umiliarti davanti alle amanti e a milioni di sconosciuti. Vivere o morire !!”

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“ E sarei io il peggiore che hai trovato? Non sono un assassino o un molestatore di bambini. Sono un pubblicitario che fa delle fantasie, che spende un sacco di soldi per abiti italiani perché vuol far credere che è una persona importante; che è buono e gentile solo con chi gli è utile. Sono questi i miei crimini ?”

“ i tuoi crimini io li conosco: dilli a loro !”

Stu, si affaccia con la faccia dalla cabina urlando, disperato, sudato, piangendo..

“ Non ho mai fatto niente per qualcuno, se non potevo fare qualcosa per me. Approfitto di un ragazzo volenteroso con la promessa che presto lo pagherò . Me lo porto dietro perché m’ammira.. Adam, se stai guardando non fare il pubblicitario, sei troppo buono.. faccio parte di un gran giro di bugie. Dovrei fare il presidente ! Porto questa roba italiana perché sotto sono ancora del Bronx. Ho bisogno di questi vestiti e di questo orologio: il mio orologio da 2000 dollari e fasullo come me !! Ho trascurato le cose che dovrei apprezzare di più. Mi tolgo la fede nuziale per chiamare Pam: Kelly quella è Pam. Non darle colpe perché non le ho detto che ero sposato, altrimenti mi avrebbe rispedito a casa. Kelly, adesso riguardandomi mi vergogno di me stesso. Io ho lavorato tanto su questa immagine e sullo stronzo che parla di sé in terza persona. Quello che merito è rimanere solo. Questo sono: un mucchio di carne ed ossa e pochezza. Tu meriti di meglio. Voglio diventare migliore ma non so se sarà permesso..”.

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Camera 604. La polizia è pronta.

Il dialogo continua tra Stu e il cecchino:

“ Ti stanno venendo a prenderti. Ti restano pochi secondi..”

“ Kelly è la cosa più preziosa. Mi prendo lei”.

“Prendi me: è una cosa tra noi due !!”

Stu esce dalla cabina con la pistola in mano. Uno sparo. Stanza 604: il cecchino si è tagliato la gola. Il proiettile era di gomma tirato al momento giusto da un poliziotto.

Poco dopo viene portato nell’ambulanza. E’ il corpo del ragazzo che ha tentato di consegnargli la pizza. Stu lo osserva: “ Lo riconosco: era venuto a consegnarmi una pizza dieci minuti di quella telefonata ed io l’ho trattato male …”.

Ferito, in ambulanza, in uno stato mezzo di trance per via di un calmante un uomo gli si avvicina.

Hai riagganciato e non mi hai dato il tempo di salutarti. Mi dispiace per l’uomo della pizza, ma non potevo perdermi la scena di Kelly e te riuniti. Non devi dirmi grazie, non lo fa mai nessuno. Spero che la tua ritrovata sincerità duri, perché in caso contrario mi rifarò sentire. Non è buffo ? Senti squillare il telefono, non sai se è per te, ma non puoi lasciarlo squillare senza rispondere. Non puoi ….”

L’uomo si allontana …

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IN LINEA CON L’ASSASSINO (2002)

Scritto e diretto da Joel Schumacher

Fotografia: Matthew Libatique

Con: Collin Farrel, Forest Whitaker, Katie Holmes, Radha Mitchell

 

Alessandro Dionisi

 

 

 

 

 

 

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