panopticon:il potere simbolico e il controllo nelle periferie

Il potere simbolico è quel tipo potere di ascendenza coloniale, nel quale il cittadino si sente “naturalizzato”, perché partecipe di una circolazione di immagini, segni che lo legittimano apparentemente e lo rendono schiavo,o meglio ancora, incapace di “intendere e volere” dinnanzi a tali segni. La mondializzazione ha lavorato in tutti questi anni oltre ai mercati finanziari, abbeveratoi dei potenti e delle grandi società, sul sociale, investendo consumi, stili di vita, costruiti attorno ad un’immagine preparata “scientificamente” ed edificata sul benessere.

Questa colonizzazione dell’immaginario mossa dai media e dalla comunicazione, muove milioni di migratori che fanno le spese con il loro carattere illusorio tra legittime aspirazioni, trovandosi così al centro della grande sala del consumo. Non potendo vivere nelle piazze centrali delle città, oramai il modello orwelliano richiesto dai cittadini, assuefatti ai controlli, alla dominazione e al bisogno di essere spiati, rafforza anche la periferia, che a sua volta, avvistata la distanza, alza muri di granito, comodi al centro.

Il centro vive di talmente alto benessere che non ha bisogno di entrare nel gioco dei mercati e il taglio di forbice aperto con la periferia lo porta all’ isolamento maggiormente augurato , ma anche all’ossessione convinta dell’altro; alla paura. Di conseguenza si sviluppa un clima di imbastardimento versole razze inferiori provenienti dalla periferia. Si ricrea così un modello ottocentesco incentrato sul determinismo razziale. Si, perché la periferia è la colonizzata vera al consumo, quella attraverso cui i mercati finanziari, riempiono le loro casse ecc.. E nelle periferie si formeranno tutti quei “popoli discariche”, quelle generazioni di rifiuto da smaltire che fanno così piacere perché diventano depositi di energie manuali. Nelle grandi città possono vivere tranquillamente più civiltà disparate tra loro, affinché vi siano le dovute distanze e soprattutto sia potenziato il controllo. E proprio Carl Marx ne il Capitale rivelò quanto la merce sia un modo per giustificare la propria alienazione: un’illusione nata e sviluppatasi con la stessa forza degli dèi. Essa da un illusione di un rapporto sociale diretto tra gli uomini, come i sacramenti danno un’illusione diretto e mistico tra divinità e futuro.

I corpi nelle periferie perdono la loro originalità, perché adombrati alle marci ed al loro carattere di feticcio che li investe pienamente. La metamorfosi che il corpo subisce va oltre il make up, il trucco. Il corpo nelle periferie è marchiato da vere e proprie segnature, diventa frammentario, avido di un marchio identitario e di gruppo. I corpi mostrano così una loro illusoria protesta, ma soprattutto una forte incapacità di resistere, di combattere. Il corpo è semplicemente incanalato nel flusso coloniale del XXI secolo.

Alessandro Dionisi

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