Corsivi sul Cinema – David Lynch – O Così o Niente (seconda parte)

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                                                                                        O COSì O NIENTE 

IDEE. per fare cinema occorre saper pescare le idee. Quando vai a pesca, hai una canna e un amo su cui metti un esca, la getti nell’acqua e resti in attesa di un pesce. Quando hai un’idea, anche piccola, e ti metti a sedere con molta calma, quella piccola idea può diventare una specie di esca per un’altra idea, che arriva nuotando da sola. Così hai due idee che stanno bene insieme; poi, all’improvviso, da una parola ricavi una frase e da questa una scena intera. Non so come avviene, ma penso che sia un pò come pescare perchè devi stare molto tranquillo. Se sei troppo teso, queste idee non arrivano. Così prendi appunti e metti idee sulla carta. Poi, in un secondo tempo trascrivo il lavoro sul wordprocessor. (1992) Continua a leggere

Corsivi sul Cinema – David Lynch – O così o niente

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                                                                                                     O COSì O NIENTE     (Prima Parte)

 

TEXTURE. Mi interessano molto le texture… Per esempio, una volta avevo questo gatto morto. Me lo aveva dato un veterinario. Lo portai a casa. Fu davvero un’esperienza. Avevo preparatto tutto in cantina. Lo dissezionai. Poi lo misi in una bottiglia, ma la bottiglia aveva un piccolissimo foro. Il gatto vi entrò dentro come una materia gelatinosa, ma dove vi era il foro si produsse il rigor mortis… E’ come… come un’anatra.. Mi piace l’idea dell’anatra. Perchè c’è il becco, la testa, il collo, e poi c’è l’occhio. L’occhio è molto piccolo, ma riluce come un gioiello. E’ piccolo, ma richiama la stessa attenzione del corpo. Se il corpo fosse come l’occhio e l’occhio come il corpo non funzionerebbe. Queste cose mi fanno impazzire. Penso che queste proporzioni in natura, nell’anatra, significhino qualcosa. La proporzione tra l’occhio e il corpo, la materia, la complessità. Penso che nel dipingere si obbedisca incosciamente a queste regole. Tutte queste cose sono lì quando dissezioni qualcosa. La texture e le forme sono incredibili. Per questo ho dissezionato il gatto. Continua a leggere

Corsivi sul cinema: Stan Laurel & Oliver Hardy

testimonianze: tristi, soli e alla fine

Tratto da film tv, articolo scritto da Gianni Amelio

Gli spettatori di oggi li vedono ogni tanto in televisione, di mattina, deturpati dal colore postumo appiccicato, ma non fanno più che ridere come una volta.

Se da noi li ripropongono tanto spesso è perchè nei loro film d’annata c’è la voce di un doppiatore che da solo è uno spattacolo. Alberto Sordi da giovene diede la voce italiana al più grosso dei due e inventò quell’italiano anglofono macccheronico che tanto contribuì alla sua popolarità: per dire “arrivevederci” si diceva, agitando la mano , “olive dolci”. Continua a leggere

Corsivi sul cinema: la Nouvelle Vague (sec.parte)

Intervista a Francoise Truffaut, a cura di Anne Gillain (Tutte le interviste a F.Truffaut, sul cinema, Gremese editore)

Come si può collocare il movimento dei cineasti nella storia del cinema?

Si può dire che il cinema ha conosciuto tre stadi. Prima c’è stato il muto, in cui il cinema era una performance fisica, L’epoca di Griffith e John Ford. Fare un film allora era come combattere un incontro di cach: il regista doveva avere sulle spalle il peso di un film  e di un materiale  considerevole.  Per esempio, doveva  far muovere  un migliaio  di persone . Il  Deglane dell’epoca , cioè il lottatore  puro , era Griffith, il boia, il Bèthum era Cecil B. De Mille. Con il sonoro il cinema si è intellettualizzato, è diventato un sottoprodotto del romanzo e sopratutto del teatro, e si è affidato ai semintellettuali. Quest’epoca è stata illustrata nel peggiore dei modi dal duo Feyder-Spaak e nel migliore dei modi da Prèvert e Carnè.

Si arriva così al terzo stadio, quello degli intellettuali: un periodo in cui non entra più in gioco la performance fisica, dove tutti i problemi sono presi in mano da un’équipe numerosa  e ben rodata.  Oggi il cinema  è nelle mani degli intelluali , cioè di persone che in altre circostanze avrebbero potuto scrivere un romanzo o una commedia e una dozzina  di anni fa avrebbero  preferito, per paura  della  tecnica , scrivere un romanzo o una commedia. Siamo nell’era del cinema d’autore. Certo un cinema intellettuale corre il rischio di diventare freddo e astratto, ma c’è anche la possibilità che divenga più intelligente, forte e sincero di quello dei periodi precedenti. Continua a leggere