[A]live Poetry – VI Elisa Davoglio

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L’orlo di Galois, l’urlo di Corviale
 
In dialogo con la poetessa e scrittrice Elisa Davoglio
 
Perchè abbiamo scelto questo luogo per presentare e rappresentare il tuo ultimo lavoro in versi “L’orlo di Galois” e più in generale la tua poesia? Perchè proprio Corviale.
Corviale per me rappresenta un “luogo-non luogo”. E’ stato un luogo pensato, intensamente progettato e che poi ha proseguito invece per la sua strada in maniera autonoma; Corviale racconta la propria storia all’interno di una fortissima rigidità architettonica: era stato progettato per fini istituzionali con l’intenzione di costruire uffici ma poi è diventato qualcos’altro, terra di uomini e di occupanti che da una parte vive immerso in una bella collina sormontata da biblioteche di ultima generazione e da successivi interventi urbani, dall’altra continua a svilupparsi in maniera autonoma, nella sua rigidità e nelle sue ferite, in un continuum di gallerie e squarci che in me hanno provocato forti suggestioni. In realtà è un luogo di scoperta, un luogo che non finisce mai di raccontarsi come all’infinito proseguono i suoi corridoi e le sue intersezioni.
Una fine ed un inizio continui.
Esattamente, a quel punto i margini in qualche modo si incontrano, non si toccano mai veramente, ma un incontro c’è..
 
“Al margine dell’urgenza / l’immagine è colma al bordo” ,questi tuoi versi sono per l’appunto “colmi” di significati riconducibili proprio al tema fondamentale di [A]live Poetry , il luogo della poesia. Puoi definire questo spazio/margine da cui affiora la tua poesia                                                                             
 

Per me lo spazio si identifica e viene raccontato direttamente da un confine, viene dettato dal limite. Laddove finisce qualcosa io posso riconoscermi in ciò che viene circoscritto. Per me il luogo della poesia vive e riesce a raccontarsi in un limite che a volte è proprio la parola scritta, a volte ciò che si vuole comunicare. La mia poesia nasce da questo, da un tentativo frustrato già in partenza, perché nella parola come nei luoghi stessi non si riesce mai a trovare un simbolo che possa idealmente raccontare di un’intera esperienza. Insomma la scrittura è una lotta continua con il limite.

 

 
Conoscendo la tua preparazione scientifica  -anche alla luce delle tue raccolte precedenti-  mi interessa conoscere il tuo pensiero sulla connessione possibile tra poesia e matematica.  .
Torno agli albori del pensiero filosofico, io penso che tutto sia matematica. Quindi che anche il linguaggio sia direttamente legato a scansioni, al ritmo e a numeri; ho sempre cercato il confronto tra linguaggi; il numero e la parola sono nati insieme proprio come necessità di espressione; mi piace dialogare con essi, anche non in maniera esplicita come in questo testo (L’orlo di Galois), ho sempre cercato di mantenere un codice che rappresentasse entrambi
 “Non ho tempo” . Questa tua raccolta ancora inedita “L’orlo di Galois” nasce come corrispettivo poetico della vicenda personale del giovane matematico Galois, genio incompreso riscoperto solo dopo la sua morte, morto in duello all’età di 20 anni per salvare l’onore della donna amata. La notte precedente il duello, Evariste cerca di sistemare i suoi scritti, quello che potrà fare sarà scrivere “non ho tempo” in calce ai suoi lavori. Emerge chiara un urgenza vitale ed esistenziale che si riflette nell’urgenza espressiva e irrazionale dei tuoi versi. Si può immaginare anche un legame con “l’urgenza” intesa come condizione predominante della contemporaneità ?
L’ultima notte di Galois diventa anche la mia ultima notte; si esprime una serie di immagini che nascono da un’urgenza motivata da tantissimi fattori, molti dei quali fanno parte della nostra contemporaneità che è strettamente compressa e vive istanze che non ci appartengono ma che pretendono da noi una risposta convulsa, che non permette di esprimersi appieno. Questa è l’urgenza, uno sbocco di espressioni che in qualche modo cercano di fuggire dal rigore matematico; l’incapacità del linguaggio di rappresentare ciò che si vuol dire ma anche l’incapacità delle nostre parole di reggere questo tempo.

Come uno spazio logico dell’irrazionale?
Se io potessi pensare che sul foglio sono assolutamente libera non potrei sentire quest’urgenza di scrivere. La mia scrittura nasce da uno squilibrio che porta ad una tensione emotiva, un senso di insoddisfazione che mi porta a spostare sempre in avanti la parola.


Elisa Davoglio, nata a Livorno nel 1976, vive a Roma. Suoi testi sono pubblicati nelle riviste Gradiva, il Manifesto, La Stampa, Nuovi Argomenti. Nel 2006 vengono pubblicate le sillogi di poesia Olio burning, per Giulio Perrone Editore (finalista premio Feronia 2007 e premio Camaiore “opera prima” 2007) e la plaquette Consequentiarius, per Chelsea Editions – Libreria Padovana Editrice. Nel 2008 è uscito il suo primo romanzo Onore ai diffidati, Mondadori, collana Strade Blu.
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