Corsivi sul cinema: C’era una volta in America (1984)

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UN FILM DI SERGIO LEONE

Intervista tratta da Il castoro, 1988

Che cos’è C’era una volta in America ?

È un omaggio alle cose che ho sempre amato, e in particolare alla letteratura americana di Chandler, Hammett, Doss Passos, Hemingway, Fitzgerald. Personaggi che, quando li ho conosciuti, erano proibiti in Italia. Li ho letti in clandestinità ai tempi del fascismo, e come tutte le cose proibite hanno assunto un significato anche superiore alla loro importanza effettiva. In secondo luogo è la ricostruzione più compiuta di quell’America che ho inseguito e sognato per anni. L’America delle contraddizioni e del mito. Infine, è una riflessione sullo spettacolo, sull’arte visiva. Non a caso, il film inizia e finisce in un teatro d’ombre cinesi: il pubblico delle ombre cinesi sta alle ombre cinesi come il pubblico del film sta al film. C’è una simbiosi tra loro e noi. È un doppio schermo, anzi un pubblico che guarda un altro schermo.

La sceneggiatura di C’era una volta In America ha richiesto cinque anni di lavoro. Eppure anche così manca qualche raccordo, c’è qualche passaggio un po’ oscuro.

Il film durava quattro ore e mezza, e per forza di cose ho dovuto eliminare qualcosa nel montaggio definitivo. Non me ne pento affatto, e nazi credo che questo giovi al fascino del film. Quel mistero, quel senso di vago e indefinito, quei piccoli salti narrativi fanno parte della storia, anzi ne sono un elemento quasi essenziale. E i ricordi, sono sempre precisi, impeccabili, immutabili ? Raccontare dieci volte la stessa storia, in fondo, significa raccontare dieci storie diverse.

L’ironia che accompagna tutti i suoi film, in C’era una volta in America si fa da parte.

Non poteva che essere così. I gangster non sono più i pistoleri della prima frontiera, sono cresciuti, e quel po’ di ironia che c’è nel film è proprio a quel tipo di personaggi. Ecco perché l’ironia di C’era una volta in America fa riferimento soprattutto al sesso: i tempi sono fatalmente cambiati.

Il sorriso di Robert De Niro che conclude il film è stato definito il sorriso più bello della storia del cinema. Vuole parlarcene ?

Come si fa a spiegare il sorriso della Gioconda? Ho voluto che il film finisse in un modo del tutto aperto, e che ogni spettatore potesse interpretarlo secondo la sua sensibilità. C’era una volta in America può essere un flashback, e quindi una storia che Noodless oramai vecchio ricorda al momento in cui torna nei luoghi della sua giovinezza. Ma può anche darsi che Noodless non sia mai uscito dalla fumeria d’oppio, e che il film sia perciò il sogno di un drogato. Quel sorriso è un suggello a questa ambiguità.

Alessandro Dionisi

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