Il posto delle fragole – Cul de Sac (1966) di Roman Polanski

Cul de sac (1966)

A cura di Alessandro Dionisi

Siamo in Normandia dove si consuma Il gioco al massacro tra una coppia di nevrotici borghesi e una coppia di scassati criminali. Il film inizia con l’avanzare di una macchina, che da piccolo puntino astratto prende la forma e ci presenta i due gangster sgangherati che hanno appena compiuto un colpo e ci lasciano intendere che nulla è andato bene. Sono feriti ed Albert è in condizioni fisiche aggravate, mentre Richard riesce a trascinare la macchina lungo la spiaggia dove l’alta marea fa capolino. Richard, il gangster più raggiante e con maggior forza, si muove per trovare riparo e un telefono, poiché il loro capo Katelbach deve essere al più presto avvertito sul risultato del colpo. I due sventurati hanno soprattutto bisogno d’aiuto dopo essersi dispersi in una terra deserta che non conoscono affatto. Richard, cominciando a camminare, si trova fronte a un castello isolato ed austero. Albert, straziante, rimane dentro la macchina e poco alla volta l’alta marea rischierà di combinare il peggio.

All’interno di questo castello vive dunque la giovane coppia lontana dal mondo e nascosta in uno spazio di follia. La loro è una scelta, perché proprio nello scorrere della pellicola, vedremo come effettivamente in ognuna delle persone che circolerà attorno al castello ci sia una visibile impotenza, assenza di potere, di personalità e razionalità nelle scelte. Insomma esistono delle macchiette impazzite che si muovano nei quadri che di sequenza in sequenza Roman Polanski ci presenta. E tra queste macchiette impazzite ne fanno parte anche i due sgangherati banditi che si sono spinti li. Tra i padroni di casa, George è il ragazzo che ha rinunciato a priori ad affrontare la vita: benestante, ha venduto la sua fabbrica, immergendosi in un luogo nascosto dai pensieri altrui e forse anche dai suoi, poiché la sua verve pittorica rimane tra il disordine delle grandi stanze dove oziano, beccano e si rincorrano centinaia di galline e polli. In diverse occasioni viene provocato dalla ragazza ad affrontare Richard ma la paura lo tiene prigioniero, impotente e grottesco. L’impotenza arriva al punto tale da renderlo complice, come quando nella loro casa arriveranno senza dare alcun preavviso Philippe, la moglie, il bambino Orazio e i due amici amorfi.

La sua impotenza è visibile in piccoli dettagli come nelle espressioni, il tono della voce, l’impellente volontà di assecondare chiunque prenda sopravvento su di lui, ora Richard, ora Teresa, ora gli ospiti. E poco prima che Richard entrasse dentro l’immensa casa è rumoreggiasse al punto di richiedere l’attenzione, il ragazzo è in preda a giochi di scherno preparati da Teresa, figli di un’esasperata noia che invade lo spirito della ragazza. Mutato in modo accattivante con sottovesti e trucco agli occhi, George va a scoprire chi si è infiltrato nella casa e per Richard, sgangherato ma arrogante, il padrone di casa non si rivela a prima vista un ostacolo così invalicabile da poter minacciare o mettersi a confronto.

Teresa si è trovata li quasi per caso. Anche lei è fuggita da una vita, forse diversa da quella del proprio ragazzo, fatta probabilmente di amori mancati, abbandonati per l’incapacità di gestirli o nella dolce tentazione di cambiare sapore. E difatti proprio durante «l’attracco», Richard vedrà la giovane seminuda in compagnia di Christopher, un coetaneo con cui spesso va a pescare gamberi, ed il numero raccolto è talmente misero a fine pesca che sono costretti a cucinare puntualmente le uova fresche delle galline. George è consapevole dei fatti che gli accadono attorno, ma l’incapacità di reagire è padrona del suo spirito. Teresa, al contrario del ragazzo, sfida ad occhi aperti lo sfrontato Richard, facendo le veci di George. La sfida è lanciata a parole, con il piacere per la provocazione così forte, capace in un’ occasione di bruciacchiare con della carta accesa ed infilata tra le dita i piedi nudi di un Richard addormentato, beccandosi così la giusta dose di cinghiate sulle gambe. Il gesto oltre che ad essere una vera e propria sfida non è che un altro modo per notare la reazione di George: Teresa si rifugia in questa circostanza con la bugia, raccontando che Richard gli è saltato praticamente addosso, ha cercato di baciarla ed aggiungendo maliziosamente che proprio li, ha dimostrato “d’essere un uomo vero, di cui ha bisogno” . La ragazza, inoltre, va orgogliosa di una vodka da lei preparata, totalmente alcolica che disgusta la maggior parte delle persone che la bevono e tra queste proprio l’uomo che li tiene in ostaggio, di certo non una persona astemia. E’ un riempitivo per una vita completamente piatta che conduce, sommato al numero alto di vestiti e biancheria intima chiusi negli armadi.

Durante le poche ore che Richard rimane nel loro castello morirà il povero Albert, impossibilitato di scampare alle infezioni causate dalle pallottole dentro il suo corpo: proprio lo sventurato e buffo gangster nelle poche battute recitate, mette in evidenza l’incapacità dei due di portare a termine un obiettivo, accusando Richard all’inizio del film che se sono nella merda, è grazie alle sue idee da cretino. Negli ultimi minuti della sua sventurata vita ha un’impellente bisogno di guardare il cielo ed osservare la stella polare. Non ci riuscirà, rimandandoci all’incapacità di potere che veste ogni singola persona che percorre il castello. Dopo la sua morte cambia la tensione del film e vengono fuori molte delle impotenze che lo sfacciato Richard possiede. Di certo non è un leader un una gang, non ha il carisma del capo e dello scassinatore intelligente. L’unico personaggio che ha potere, ma non vediamo mai, è Katelbach, il capo che durante le chiamate di Richard li insulta per il mancato colpo; colui che li schernisce ed alla fine li abbandona, promettendo di farli passare a prendere il più presto possibile. Roman Polanski con Cul de Sac approfondisce come l’apparenza, la maschera borghese trascini l’individuo lontano dal mondo, lo nasconda dal suo passato, mettendo in chiaro i suoi tic e le manie. Ci dice soprattutto quanto l’equilibrio possa facilmente essere messo a scompiglio dal diverso e dalla novità. Il sentimento del potere è senza volto : solo quando i tre s’accorgeranno di vivere nell’assurdo, condurranno una battaglia insensata, vivranno in un realismo atipico. La commedia nera di Polanski vive di questo: di compromessi, cambiamenti d’umore, giochi di parte, alleati improvvisati. Richard diventa il centro di ogni singolo sfogo dei due amanti. Ad un certo punto non lo temono più. Quando, per forza di cose, deve fingere d’essere il cameriere dei due borghesi ( mentre aspetta i suoi complici e si ritrova davanti il gruppo di persone condotte da Philippe autoinvitatisi a pranzo) inizialmente è schernito da Teresa, ma difeso da George. Solo un raptus, un momento di follia strappa il nuovo tessuto d’equilibrio a George e lo porta a sparare e uccidere Richard, nel momento in cui «l’alta marea » s’è abbassata.

Il gesto non è semplicemente la liberazione di un uomo che ha sradicato le sue false certezze, ma anche la liberazione dalle stesse e dalla folle e costante grande bugia che ha dormito accanto a lui. E’ una liberazione dalle macchiette impazzite che hanno dato colore alla regia pittorica di Polanski. Tutto in questo castello è falso: dagli interessi culturali a quelli materiali. Dal rapporto con la terra a quello con gli animali. E se le uova riempiono il frigorifero e molte di queste sono inacidite(spesso l’affamato Richard si ritrova a dover sputare a terra tuorlo ed albume..), di certo il rapporto d’amore tra Teresa e George due non è idilliaco. È frutto di un grande compromesso, della rimozione del passato, della noia e paura di affrontare il mondo. È la consapevolezza di attraversare continuamente la strada più semplice per rimanere in superficie e pescare i pesci più piccoli. Se da un lato Teresa non osa a tradirlo, Richard accumula impazienza e coltiva tensione su tensione. E difatti dopo l’omicidio, trovandosi davanti ad un incerto domani il giovane sposo impazzirà, mentre Teresa fugge, nuovamente trasportata dal destino.

Cul de Sac (1966)

Produzione : Gran Bretagna

Un film di Roman Polanski

Sceneggiatura: Gèrard Brac, Roman Polanski

Musiche: Krzystof Komeda

Montaggio: Alastair Mcintyre

Durata: 111’

Regia: Roman Ponski

Con: Donald Pleasence, Francoise Dorlèac, Lionel Stander

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